Zaki, Salis, Delìa. L’irriconoscenza antagonista. Negli ultimi anni ci sono stati vari casi di connazionali arrestati all’estero e per i quali la Farnesina è intervenuta e ne ha infine ottenuto la liberazione grazie ad un lungo ed oscuro lavoro diplomatico. Ecco quali sono in stretto ordine cronologico
Patrick Zaki
Studente egiziano dell’università di Bologna dal 2019, Zaki è stato arrestato il 7 febbraio 2020. Ritornato infatti in Egitto per salutare la famiglia, appena atterrato all’aeroporto del Cairo, è stato fermato e successivamente trattenuto in carcere senza processo per quasi due anni.
Varie le accuse della procura egiziana. “Diffusione di notizie false dirette a minare la pace sociale”, “incitamento alla protesta senza permesso”, “istigazione a commettere atti di violenza e terrorismo”, “gestione di un account social che indebolisce la sicurezza pubblica”, “appello al rovesciamento dello Stato”.
Rilasciato grazie all’intervento del Governo Italiano nel Dicembre 2021, ha poi ricevuto una grazia del Presidente Al Sisi nel Luglio 2023 dopo essere stato condannato a tre anni di reclusione (nel frattempo il processo a suo carico era infatti proseguito)
Ha riassunto la sua vicenda nel libro SOGNI E ILLUSIONI DI LIBERTA’. LA MIA STORIA.
Ilaria Salis
Certamente la più nota per via delle immagini del processo subito a Budapest, nelle quali era portata in cella con le catene ai polsi e alle caviglie. Docente e attivista, ha subìto l’arresto nel Febbraio 2023 in Ungheria durante gli incidenti scoppiati nel corso di una manifestazione antifascista contro il “Giorno dell’Onore”. Accusata di aver aggredito tre militanti neonazisti.
Grazie anche alle pressioni esercitate dal governo italiano su quello ungherese e a una cauzione di circa 40000 Euro, nel Maggio 2024 Salis ottiene gli arresti domiciliari. Ma il suo indirizzo viene pubblicato da siti di estrema destra, per cui chiede e ottiene ospitalità presso l’Ambasciata italiana di Budapest. Il 14 giugno viene eletta al Parlamento europeo nella lista AVS ( Alleanza Verdi e Sinistra) ottenendo l’immunità parlamentare
Ha ripercorso la sua vicenda personale nel libro VIPERA.
Maria Elena Delìa
Insegnante torinese di Matematica e fisica, è stata la portavoce della Global Sumud Flotilla. A differenza degli altri tuttavia è rientrata in anticipo in Italia. Secondo le male lingue in quanto le scadeva il permesso in aspettativa.
Il comunicato della delegazione italiana del Global Movement to Gaza ha chiarito di aver ritenuto necessario richiamarla in Italia per avviare un confronto diretto con le istituzioni. Con l’obiettivo di tutelare la sicurezza degli attivisti italiani.
In realtà ha accusato l’esecutivo di essersi intromesso ostacolando il progetto della Flotilla. Appena rientrati dopo la loro liberazione, ha tenuto una conferenza stampa insieme ai 4 parlamentari arrestati e poi rilasciati.
Alle domande su chi abbia pagato i biglietti del viaggio aereo di ritorno, prima ha negato di aver chiesto i soldi al governo, subito dopo ha aggiunto “ eventualmente li paghiamo noi”.
Finora non ha scritto libri sulla propria esperienza di attivista.
Tre vicende in una
Zaki, Salis, Delìa. L’irriconoscenza antagonista. Le vicende dei tre attivisti, apparentemente molto diverse tra loro, hanno un unico filo. L’irriconoscenza verso il governo italiano. Prima hanno chiesto aiuto alla Farnesina in modo più o meno esplicito, e poi hanno agito come se non dovessero nulla a nessuno. Non una sola parola di ringraziamento è uscita dalle loro labbra . E nemmeno nelle interviste rilasciate e nei libri pubblicati.
Ben diversamente da Cecilia Sala, la giornalista arrestata in Iran, che una volta liberata ha ringraziato pubblicamente le autorità italiane. Nonostante non sia certo una simpatizzante dell’attuale governo.
Va detto chiaramente che qualsiasi governo, di qualsiasi tendenza politica, avrebbe tenuto la stessa condotta. Quando si tratta di tutela dei connazionali all’estero, le linee guida non cambiano. Un sorta di galateo istituzionale che anche chi beneficia dell’attività diplomatica, che non guarda certo all’orientamento politico della persona da tutelare, dovrebbe rispettare
Certo, gli attivisti antagonisti hanno tutto il diritto di tirare dritto, seguendo una propria logica di coerenza per la quale, a prescindere dalle storie personali, mai e poi mai esprimerebbero riconoscenza verso un governo di tendenze politiche completamente opposte alle proprie. Specie poi quando le liberazioni sono state favorite dai buoni rapporti e trattative con altri governi o di destra ( Orban, Netanyahu) o militari (Al Sisi).
Tuttavia la coerenza vorrebbe anche, dato che senza l’intervento del governo avrebbero subito una detenzione ben più lunga e in condizioni carcerarie molto dure, che un cenno di riconoscenza verso le autorità italiane che si sono prodigate per la loro liberazione, sarebbe costato poco. Invece niente.
Già, però si tratta di antifà. Mica possono dire grazie a un governo fà. Va bene anche questo, ma almeno, sempre per coerenza, ogni tanto tacere per un po’ sarebbe un dovere morale. Anche se nessuno glielo impone. A differenza di quanto avviene sotto le vere dittature.







