Whirlpool Napoli, flash mob contro la chiusura Trecentocinquanta candeline accese come la speranza di avere un futuro

Una battaglia che va avanti ormai da dodici mesi quella dei lavoratori della sede Whirlpool di Napoli: è passato infatti un anno da quel 31 maggio 2019, giorno in cui fu comunicata, in una riunione a Roma con i dirigenti del colosso americano con sede nel Michigan, la chiusura dello stabilimento ubicato in via Argine. La fatidica data che determinerà il futuro di centinaia di operai partenopei è il 31 ottobre 2020.

L’accordo (che pur prevedeva investimenti per la “modesta” cifra di 17 milioni di euro) tra l’azienda e il Ministero per lo Sviluppo Economico sembra andato a farsi benedire: proteste, manifestazioni, cortei, trattative, tutto inutile. L’imminente chiusura sembra inevitabile, a causa dei costi troppo alti che comporta la sede campana, sostiene la Whirlpool.

Il neosenatore Sandro Ruotolo ipotizza un disegno di legge che vieti alle aziende di beneficiare di soldi pubblici e poi abbandonare il paese.

Lo scorso venerdì 29 maggio i dipendenti sono tornati a lanciare il loro grido di speranza, ricordando con un flash mob l’anno di lotte trascorso con l’unico obiettivo di non farsi portare via il futuro: trecentocinquanta candele accese, ognuna a rappresentare ogni singolo operaio. Insieme ai sindacati, chiedono al Governo una reazione decisa contro il sopruso che stanno subendo.

Francesca Re David, segretaria della Fiom-Cgil, parla di  “vertenza simbolo” che valga per tutto il Sud Italia e promette che la battaglia non terminerà prima di ottenere il risultato, in difesa di tutti i posti di lavoro. “Il governo deve intervenire con tutti i mezzi che ha a disposizione per indurre la multinazionale a modificare il proprio atteggiamento”, afferma la segretaria ponendo l’accento sul fatto che la sede campana rappresenta una roccaforte contro la desertificazione industriale nel Meridione ed un caposaldo della democrazia.

Una questione che pone un problema spinoso, quella delle multinazionali estere con sedi in Italia: chi si farà carico del futuro di tante persone che dall’oggi al domani si vedono private di ogni certezza?

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