Napoli, calma e un passo alla volta.

Il Napoli perde ancora, tra le mura amiche con il Bologna per 2-1 mentre al peggio sembra non esserci ancora fine.

E adesso, cosa si fa? La squadra ha perso le distanze, i giocatori si abbandonano alle proprie insicurezze, faticano a concentrarsi e l’allenatore sembra in alto mare con le scelte tecniche e tattiche. La società sembrava voler passare alle linea morbida e congelare le multe, che invece sono arrivate puntuali come un treno svizzero a dispetto degli ammiccamenti distensivi che apparivano necessari. La gente osserva e si interroga sui perchè e sul come raddrizzare la barca, ferma al largo in un mare reso scuro dal cielo plumbeo e alle poche soddisfazioni Champions, che a questo punto non bastano più; non possono bastare, se quello che si profila è proprio un futuro senza la massima competizione europea e con la stessa Europa League in forte dubbio. Lasciando perdere le prime due, Inter e Juventus alle prese con un altro campionato, al terzo posto c’è la Lazio a + 10, poi il Cagliari (+9), la Roma (+8) e l’Atalanta (+5), che però sciorina un calcio-show che ne garantisce l’affidabilità. Il Napoli si è relegato ad un settimo posto che lascia stupefatti, viste le premesse di inizio stagione, e nulla sembra far presagire ad un’inversione di rotta per poter auspicare un filotto di vittorie che possa rimetterlo in pista. Se per tutte le difficoltà c’è un tempo giusto per porre in atto i rimedi, questo è il momento, per la squadra di isolarsi da tutto il resto del mondo e fare quadrato. Carlo Ancelotti ha incrociato le mani a mo’ di T, e ha chiesto tempo, da passare insieme a tutti i calciatori; ecco che il ritiro diventa necessario, adesso si, per interrogarsi, per mandarsi pure a quel paese, per abbracciare la croce insieme e lanciarla oltre l’ostacolo. Da mercoledì sarà solo vita in comune, fino, almeno, alla partita con l’Udinese, che come tutte in questo sport, nasconde insidie, espone a figuracce se non resetti, se non rilanci, se difetti di coraggio, attributi. Insieme come una famiglia, costringersi e fare finta, magari, di esserlo, per giocarsi il presente, non il passato e tantomeno il futuro, ma tutto ed esclusivamente quello che riguarda la stagione in corso; per onorare la maglia, per divertire  i tifosi, quelli che pagano e che sperano che si possa ancora giocare per grandi traguardi nonostante sembri che sia tutto da buttare. Gli azzurri non vincono in campionato dal 19 ottobre, Napoli-Verona 2-0, da allora quattro pareggi e due sconfitte con un andamento che è il peggiore degli ultimi nove anni; ma nel calcio basta una scintilla, che innesca l’episodio, che sterza e che fa rinascere; si è obbligati a crederci, il pessimismo genera pessimismo che alimenta il giro vizioso; l’ottimismo, già quello è un buon inizio, per un buon cammino a partire dalla prossima, con grande umiltà, un passo per volta.

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