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Volkswagen, 100.000 posti a rischio

Volkswagen, 100.000 posti a rischio, la casa produttrice di auto tedesca si trova ad affrontare una crisi dalla quale non sa come uscire.

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Volkswagen 100.000 posti a rischio

Volkswagen, 100.000 posti a rischio. C’è una certa poesia nella storia recente di Volkswagen. Per anni, nei corridoi dei grandi gruppi automobilistici tedeschi, l’auto elettrica veniva guardata con sufficienza: “robina” ecologista, cose da ambientalisti in bicicletta, al massimo una scelta da automobilisti timidi che non avrebbero mai potuto apprezzare il rombo di un bel turbodiesel. Poi arrivò il Dieselgate un decennio fa, e con esso la scoperta che quei meravigliosi diesel truccavano le emissioni

Volkswagen 100.000 posti a rischio

Oggi il copione si fa ancora più beffardo. Volkswagen sta valutando la possibilità di tagliare fino a 100.000 posti di lavoro e di chiudere 4 impianti in Germania per abbattere i costi di 11 miliardi di euro.  Il gruppo che controlla Audi, Porsche, Lamborghini e Ducati si ritrova a fare i conti con una crisi senza precedenti nella sua storia.

I cambiamenti avviati troppo tardi

Le cause? Una sequela di errori strategici serviti su un piatto d’argento. Dopo il Dieselgate, Volkswagen aveva puntato sul mercato cinese e sull’elettrificazione, investendo circa 13 miliardi di dollari tra il 2018 e il 2024, ma l’espansione dei produttori locali, guidati da BYD, ha eroso la leadership del gruppo tedesco proprio nel segmento delle auto elettriche.  Paradossalmente, proprio quelle auto elettriche che si erano tardivamente decisi ad abbracciare.

Per anni primo costruttore in Cina, Volkswagen è stata scavalcata da BYD nel 2024 ed è scivolata al terzo posto nel 2025.  Secondo il consulente Felipe Munoz, l’errore da cui è scaturito il crollo dei colossi tedeschi è stata la miopia: non hanno visto arrivare lo tsunami e, soprattutto, non ne hanno previsto la velocità travolgente.

Produrre in Europa oggi è impossibile?

Nel frattempo, il CEO Oliver Blume ha scritto agli azionisti che «progettare un’auto in Germania, produrla in Europa e poi venderla in tutto il mondo è una strategia che non funziona più».

Purtroppo quando qualcuno lo diceva vent’anni fa, parlando di elettrico e innovazione, veniva liquidato con una battuta. La Storia, ha il suono stridente dell’ironia. E a Wolfsburg, in questi giorni, nessuno ride.