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venerdì, 19 Agosto 2022

Vodafone: “Alcuni Governi intercettano le telefonate”

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Antonio Luca Russohttps://www.21secolo.news
Studente di Giurisprudenza presso l’Università “Federico II” di Napoli, fin da piccolo appassionato di attualità, scienze, polita ed esteri. Tra un manuale di diritto e l’altro, adora espandere i propri orizzonti con viaggi e letture. Crede fermamente nei princìpi espressi nella nostra Costituzione e nel ruolo fondamentale della Giustizia nella nostra società.

Rivelazione shock quella fatta stamattina da Vodafone. La seconda più grande società di telefonia mobile del mondo ha emesso un dettagliato comunicato riguardo la privacy, in cui dichiara che le agenzie governative di un piccolo numero di paesi in cui opera, hanno accesso diretto alla propria rete. In altre parole, i  governi di questi Paesi, stando al comunicato, avrebbero la possibilità di ascoltare direttamente le telefonate degli utenti Vodafone, senza alcune autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria o della stessa compagnia telefonica.

L’operatore telefonico britannico sostiene che ci sarebbero dei cosiddetti ‘cavi associati’ alle sue reti che permetterebbero alle agenzie governative di ascoltare le conversazioni e controllare gli scambi degli utenti in 6 dei 29 Paesi in cui opera. Tuttavia la lista dei Paesi coinvolti non è stata resa disponibile, perché Vodafone teme per l’incolumità dei suoi dipendenti nelle zone in cui si svolgerebbe questa sorveglianza non autorizzata. Gus Hosein, direttore esecutivo della Privacy International del Regno Unito, ha così commentato le dichiarazioni rese da Vodafone: questi sono gli scenari da incubo che ci immaginavamo, anche se non ho mai pensato che le società di telecomunicazioni sarebbero state complici fino a questo punto. Dall’ufficio privacy di Vodafone, si è alzata anche la voce del responsabile Stephen Deadmane: esistono questi cavi. Il modello di accesso diretto esiste. Stiamo chiedendo che venga fermato questo accesso diretto utilizzato dalle agenzie governative per ottenere i dati sulle comunicazioni delle persone. L’operatore ha dunque ufficialmente chiesto ai Paesi di staccare tutti i cavi di controllo, scoraggiando così le agenzie e le autorità a intrufolarsi nelle infrastrutture di comunicazione di un operatore senza una legittima autorizzazione. Non si capisce però cosa abbia spinto l’operatore britannico a uscire allo scoperto, anche se c’è chi sostiene che sia merito di un’inchiesta della testata giornalistica The Register, secondo cui sia Vodafone che British Telecom avrebbero ricevuto decine di milioni di sterline ogni anno per consentire l’accesso alle comunicazioni dei loro utenti.

Con il rapporto pubblicato oggi da Vodafone, si va dunque ben oltre le violazioni di privacy messe in atto dal Governo americano con la raccolta di tabulati contenenti le informazioni su data, durata e numeri di una telefonata. In questo caso si parla di un accesso continuo, diretto e segreto al contenuto di milioni di telefonate ogni anno.

Per quanto riguarda invece le intercettazioni che potremmo definire ‘legali’, ossia autorizzate dalla magistratura, secondo una tabella pubblicata dal quotidiano britannico Guardian, l’Italia è uno dei Paesi ai primi posti in classifica per quanto riguarda il numero di richieste per ottenere i metadati delle comunicazioni: informazioni su indirizzi, numeri di telefono, luogo, orario e contenuto di chiamate e messaggi. Solo nell’anno 2013 sono state  605 mila. Non figurano le richieste di Paesi come Albania, Egitto, Ungheria, India, Malta, Qatar, Romania, Sud Africa e Turchia. In questi stati è illegale divulgare informazioni relative alle intercettazioni, inclusa l’informazione sull’esistenza o meno della stessa attività di intercettazione.

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