Vladimir Luxuria “Sono intollerante ai tolleranti!” La redazione del XXI Secolo ha avuto il piacere e l'onore di chiacchierare con la notissima soubrette, artista, opinionista, attivista, scrittrice, ex politica italiana, Vladimir Luxuria.

Vladimir Luxuria è una famosissima attrice, soubrette, scrittrice, personaggio pubblico, nonché politica italiana, fu deputata della XV Legislatura, durante il Governo Prodi II, divenendo la prima persona transgender a essere eletta al parlamento di uno Stato europeo. Nata a Foggia, dove avvia la sua carriera artistica, si trasferisce poi a Roma, dove si laurea presso l’Università “La Sapienza” in lingue e letterature straniere con 110 e lode presentando una tesi riguardante lo scrittore Joseph Conrad.

Vladimir è particolarmente nota al pubblico italiano per il suo eclettismo, recita in diversi film a partire dal 1991, come ad esempio l’opera di Carmine Amoroso intitolata Come mi vuoi, che la vede affiancare Enrico Lo Verso e Monica Bellucci, in contemporanea recita in ambito teatrale, per il quale scriverà anche alcune opere. Di pari passo prosegue la sua carriera televisiva, parteciperà a diversi programmi televisivi e otterrà anche alcune conduzioni.

Vladimir Luxuria è però una persona dotata di forte eclettismo e vivacità intellettuale, ciò la porterà a pubblicare anche diverse opere letterarie. Del 2007 è Chi ha paura della Muccassassina, edito da Bompiani, racconto del suo percorso di vita da Foggia a Roma, da luglio a novembre dello stesso anno è madrina alla mostra “arte e omosessualità” Vade Retro a Milano, del 2009 sono Le favole non dette, ancora una volta edito da Bompiani, mentre del 2011 è Eldorado, un romanzo che narra la storia di un anziano omosessuale nella Germania degli anni trenta, un chiaro memoriale dello sterminio nazista degli omosessuali, nel giugno dello stesso anno vince il Premio Margutta per la letteratura. Del 2017 è Il coraggio di essere una farfalla mentre nel 2018 esce il suo ultimo libro Perù aiutami tu.

Vladimir Luxuria è una figura fondamentale anche per il suo ruolo da attivista, la stessa è stata infatti, fin dagli anni ottanta, parte del movimento per i diritti della comunità LGBT.

Entrò a far parte del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, divenendone nel 1993 direttrice artistica. Fu organizzatrice della serata Muccassassina, inizialmente svolta presso il centro sociale Villaggio Globale, fino a divenire una delle più note della capitale, ospitando personaggi di calibro internazionale come David LaChapelle, Grace Jones, Rupert Everett, Alexander McQueen.

A lei si deve l’organizzazione del primo Gay pride d’Italia, grazie alla collaborazione con Imma Battaglia e Vanni Piccolo, che si tenne a Roma il 2 luglio 1994 e al quale parteciparono circa diecimila persone.

Sempre impegnata dal punto di vista politico e civile, collaborò con diversi quotidiani e network radiofonici, fra cui l’Unità, Liberazione e Radio Capital.

Nell’ambito del pride, Vladimir Luxuria,  fu madrina al Sicilia pride di Palermo del 2010, poi al Palermo pride e al Campania pride di Napoli del 2011, dove sfilò accanto al sindaco neoeletto Luigi de Magistris. Lo stesso anno, nell’ambito del Gay Village, ottenne il Gay Village Award come personaggio LGBT più amato.

Nel 2012 interviene al Global LGBT Workplace Summit, dibattito internazionale sul lavoro organizzato da OUT and EQUAL, organizzazione statunitense che lavora per l’uguaglianza delle persone LGBT nei luoghi di lavoro, tenutosi a Londra.

L’attività dell’eclettica Vladimir Luxuria è quindi particolarmente prolifica, come si può ben notare dall’accenno riportato, ma la redazione del XXI Secolo ha deciso di orientarsi verso una conversazione ben più particolare con la stessa, che trascende da quelli che sono gli impegni e le soddisfazioni personali, cercando di affrontare invece una tematica sociale volendo riportare un’incisiva testimonianza.

Vladimir Luxuria, uno sguardo dall’interno

Il 17 maggio del 2020 è stata la giornata internazionale contro l’omofobia, la redazione del XXI Secolo ha quindi colto l’occasione per raccogliere una testimonianza ed un parere incisivo riguardo un tema che, purtroppo, è ancora troppo ostico nel mondo moderno.

«Il 17 maggio, il Presidente della Repubblica Mattarella ha lanciato un monito contro le discriminazioni che ledono la piena realizzazione dell’individuo. Il nostro Premier, Conte, ha rimarcato la necessità di una legge. Io spero che dagli annunci si passi ai fatti, perché è da tanti anni che si attende una legge. Quando ero parlamentare, nel 2006, anche io proposi un progetto di legge contro l’omofobia con l’estensione della legge Mancino. Sono passati anni, ma la legge ancora non c’è. Creare una legge contro l’omofobia vuol dire inserire un’aggravante per tutti i reati di odio. Già oggi è prevista un’aggravante per chi picchia, insulta, denigra una persona ebrea, non perché ce l’abbia con quest’ultima, o come chi usa violenza contro le persone di colore, dimostrando, così facendo, di voler colpire un’intera comunità, lanciando un segnale di terrore, discriminandola. Noi diciamo la stessa cosa: se qualcuno picchia o insulta un ragazzo o una ragazza, non per un motivo personale, ma semplicemente perché odia i gay o le lesbiche, volendo lanciare anche a noi un messaggio di terrore, vuole spingerci a rintanarci, deve avere la stessa aggravante prevista dalla legge Mancino esistente già dal ’93 e che riguarda la violenza realizzata e fomentata per appartenenza religiosa o etnia o razza. Una legge contro l’omofobia non andrebbe a ledere il diritto di opinione, ognuno deve avere il diritto di esporre la propria opinione, bisogna essere anche liberi di affermare la propria contrarietà al matrimonio gay, ma un conto è il diritto di opinione, un altro l’insulto o la violenza verbale, che non può essere accettata e deve essere sanzionata. C’è bisogno anche di un aspetto educativo, una quota indirizzata alle scuole, ai mass media, per fare in modo che non ci sia solo un aspetto punitivo, ma anche un aspetto preventivo. Viviamo in una società nella quale parlare di sesso è ancora un tabù, nelle scuole manca l’educazione sessuale, mentre la maggior parte delle malattie sessualmente trasmissibili vengono contratte in età adolescenziale. Sarebbe il caso di considerare il sesso non più come un tabù, perché fa parte della nostra natura, della nostra vita. È il caso di parlarne nei giusti termini, nel giusto modo. Non è qualcosa di cui vergognarsi, non dobbiamo sentirci come Adamo ed Eva che coprono le proprie pudenda dopo il peccato originale.»

  • Signora Luxuria, da cosa è fomentata l’omofobia?

«I motivi sono diversi.

  • Bisogna partire da un concetto di omofobia storica. Per tante nazione, l’omosessualità, è stata un reato nel corso della storia, anche in luoghi che in tempi più recenti si sta schierando dalla parte della tutela con l’esistenza di diritti per gli omosessuali. In Inghilterra, ad esempio, adesso c’è il matrimonio ugualitario, ma la stessa nazione è quella che condannò a morte Oscar Wilde. Tutt’oggi ci sono nazioni all’interno delle quali l’omosessualità è reato, punito con la tortura, con la pena di morte, con l’ergastolo, con il carcere. Ci sono stati roghi, campi di concentramento, elettroshock, gulag, campi di rieducazione cubani.

La storia è impregnata di omofobia purtroppo.

Oggi si vive una fase nella quale si è compreso che il vero problema non è l’omosessualità, come stabilito il 17 maggio del ’90, ma l’omofobia, ossia tutte quelle persone che nutrono un odio irrazionale, e a volte anche un po’ sospetto, verso omosessuali, lesbiche e trans.

Come se un gay odiasse gli eterosessuali, stupido, irrazionale!

Spesso si tratta di omosessualità repressa, egoismo, ignoranza, cinismo, ma i motivi sono tanti.»

  • Si parla spesso di “tolleranza”, ma, pensando anche all’etimologia del termine, “tollerare” sembra ricoprire un’accezione particolarmente negativa. Quanto può essere offensivo l’uso di un tal termine per la comunità LGBT?

«Io preferisco essere non accettata.

Preferisco essere apertamente osteggiata piuttosto che essere tollerata!

Io conosco l’intolleranza alimentale, non la tolleranza nei confronti della comunità LGBT. Tollerare vuol dire ok, mi dai un po’ fastidio, mi stai un po’ sulle scatole, però, ok, ti sopporto! No!

Io non voglio questo tipo di retro-pensiero. Voglio essere compresa, voglio convivere, essere trattata al pari degli altri, non tollerata!

Sono intollerante ai tolleranti!»

  • Nel corso della sua vita è stata vittima di attacchi personali. Come la fa sentire la sensazione di vivere in un mondo nel quale si respira ancora un clima troppo ostile nei confronti della libertà?

«Fintantoché ci saranno delle persone che mi attaccheranno a causa della mia transessualità, saprò che lo fanno perché non hanno altri argomenti, ma solo quando inizieranno ad attaccarmi per le mie idee, per la mia onestà, inizierò a preoccuparmi.

Devo sempre considerare che ci sono delle persone che, anche qualora salvassi il loro gatto da un incendio e glielo riportassi, direbbero che l’ho fatto perché voglio renderlo trans.

Quelli li tollero!»

  • La sua lotta per l’uguaglianza sociale non si è limitata soltanto al suolo italiano, nel 2014, in Russia, manifestò contro le leggi omofobe allora vigenti lì. Conosciamo l’epilogo della vicenda, che vide uno stato di fermo per lei ed i suoi accompagnatori. Cosa provò vedendo calpestato uno dei diritti fondamentali dell’uomo?

«Io la mia lotta non l’ho condotta solo in Italia. Quando vengo invitata capisco che ci sono difficoltà e non mi tiro indietro, anzi. Quando ero parlamentare, il solo fatto che io fossi parlamentare, con la mia partecipazione al pride di Mosca o di Istanbul faceva sentire più protetta tutta la comunità. Gli attacchi ci sono stati comunque, era un piccolo scudo, magari sarebbe potuto accadere anche di peggio.

Quando fui in Russia, conobbi la storia di Ivan, un ragazzo che, adescato da omofobi sulla rete, si presentò ad un incontro con costoro. Cinque o sei elementi lo hanno massacrato di botte, pestato, filmato e caricato il video online. Non poté neanche denunciare l’accaduto in TV, in Russia c’è una legge contro la propaganda gay che impedisce la trattazione di suddetti temi in televisione.

Io quel ragazzo non l’ho sentito distante perché in Russia, ma molto vicino a me.»

  • Abbiamo accennato anche alla sua poliedrica carriera artistica, ci sono progetti in cantiere al riguardo?

«Molti progetti, purtroppo, sono stati cancellati, molti altri sono stati posticipati a causa del coronavirus.

Di sicuro, quello a cui tengo tanto, è il Lovers Film Festival, un festival del cinema con tematica LGBT+, a Torino.

Si sarebbe dovuto svolgere a fine aprile, conto di portarlo a Torino a novembre.

Trattasi di una rassegna del meglio della cinematografia LGBT da tutto il mondo, che potrà essere vista anche in Italia.»

  • Quale messaggio vuole lanciare ai nostri lettori?

«Resistete, uscite, per lavorare e per divertirvi, per incontrare amici, ma non dimenticate il cervello, le mascherine e le distanze di sicurezza a casa, perché nessuno vuole tornare al lockdown.

Potremmo diventare la nazione che ha meglio affrontato l’emergenza tra tutte le altre, la migliore, se riusciremo ad essere ancora intelligenti.»

La redazione del XXI Secolo sentitamente ringrazia Vladimir Luxuria per la cortesia e la disponibilità mostrate.

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Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

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