Virus ebola: rischio contagio

EBOLA

‘Catastrofe’ è la parola utilizzata in questi giorni dagli infettivologi dell’Oms per descrivere la drammatica situazione che sta interessando i paesi dell’Africa e che sta portando un ingente numero di morti.

Da tempo il virus ebola, alla base della letale febbre emorragica che sta uccidendo moltissime persone, si stava diffondendo in alcune zone dell’Africa ma solo adesso, dopo una ‘brusca accelerata’ del contagio, sta letteralmente spaventando il resto del mondo. La colpa potrebbe essere dei pipistrelli e della siccità, condizione favorevole per lo sviluppo dell’ebola che, in un lasso di tempo molto breve, ha invaso Guinea, Sierra Leone, Liberia e, da pochi giorni, anche la Nigeria. La maggior parte degli esperti esclude la possibilità che il virus possa oltrepassare i confini africani e giungere entro quelli occidentali. Tuttavia questo virus, a differenza di altri, ha dimostrato, in passato, di essere capace di diffondersi attraverso il trasporto aereo. A tal proposito, sul sito ‘Viaggiare sicuri’ del Ministero, si legge: “In conseguenza dell’aggravarsi della situazione sanitaria legata all’epidemia di febbre emorragica è stato dichiarato lo stato di emergenza e si sconsigliano, pertanto, i viaggi non necessari in Sierra Leone, Guinea e Liberia”.  Ma  il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha invece voluto tranquillizzare gli italiani, sostenendo che si tratta di un virus difficilmente trasferibile e che non può, quindi, arrivare tramite un barcone. 

Ma conosciamo meglio questa minaccia. Una delle patologie che più spaventano le persone è certamente quella provocata dal virus dell’ebola, ciò sia a causa della sua capacità di diffondersi molto rapidamente che per il fatto che il suo termine ultimo, nell’uomo, è spesso la morte. Finora, infatti, sono stati isolati quattro ceppi del virus, di cui ben tre risultano essere letali per l’uomo. Il primo ceppo risale al 1976 e fu scoperto nella Repubblica Democratica del Congo, ex Zaire, dove fece registrare un elevato numero di morti.

Il virus ebola appartiene alla famiglia dei Filoviridae, genere Filovirus, che è molto aggressivo per l’uomo e che causa una febbre emorragica. Quest’ultima è potenzialmente mortale e comprende una gamma di sintomi quali febbre, vomito, diarrea, astenia, cefalea, artralgie, mialgie, faringite, dolore o malessere generalizzato e a volte emorragia interna e esterna. I sintomi dell’ebola si manifestano improvvisamente con un’incubazione che varia da 2 a 21 giorni, ma in media è di una settimana. Dopo una settimana circa possono apparire dei fenomeni emorragici cutanei e viscerali, che nella maggior parte dei casi sono fatali. Ma come si trasmette questo virus? L’ebola si trasmette per contagio interumano, con il contatto di sangue e altri fluidi biologici infetti. Si pensi che la trasmissione per via sessuale può avvenire anche 7 settimane dopo la guarigione, a causa della permanenza del virus nello sperma. Uno studio scientifico ha anche dimostrato la trasmissione aerea del virus in primati del genere Rhesus; il contagio può avvenire persino tramite il contatto con oggetti contaminati.

Con un tasso di mortalità che varia dal 50% all’89%, a seconda del ceppo virale, l’ebola prende di diritto un posto nella classifica dei virus più letali esistenti. La sua pericolosità sta anche nel fatto che  un trattamento tramite vaccino non è ancora disponibile. La causa della morte è solitamente dovuta a shock ipovolemico o sindrome da disfunzione d’organo multipla. Diagnosticare precocemente l’ebola, poi, è praticamente impossibile, anche perché i suoi sintomi iniziali sono molto comuni ad altre malattie, anche se può essere più facile arrivare a diagnosticarla mettendo in riferimento sintomi e altre informazioni, come luogo di provenienza del soggetto, o possibili viaggi in zone a rischio. In caso di sospetto è bene porre in isolamento il paziente e allertare le autorità sanitarie per evitare, qualora si trattasse davvero dell’ebola, di provocare una epidemia.  Tramite degli esami del sangue si può arrivare alla diagnosi verificando se il paziente soffre di linfopenia, neutrofilia, piastrinopenia grave, ma si può assistere anche ad un aumento degli enzimi epatici.

Purtroppo, nonostante il grande progresso della medicina scientifica, al momento non esiste una cura per l’ebola, nè un vaccino. Pertanto si cerca di contrastare il virus trattando i pazienti in base ai loro sintomi, cercando di mantenere bassa la pressione e la febbre, controllando l’ossigenazione e l’equilibrio idro-elettrolitico e tenendo sotto controllo eventuali sovrainfezioni. Per questo motivo, non esistendo una cura, la prevenzione è molto importante. Ecco, quindi, che seguire certi accorgimenti potrebbe davvero salvarci la vita: lavarsi le mani e seguire tutte le regole di una corretta igiene è importante, così come è necessario che il personale medico attui subito il protocollo per poter isolare i pazienti e tenere sotto controllo il virus, affinché la malattia non si diffonda.

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Marco Tancredi
Collaboratore XXI Secolo. Nasce a Potenza il 23/07/1986. Formatosi dapprima a Potenza, decide di intraprendere gli studi universitari presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, dove, a conclusione dell'intero ciclo di studi ottiene il titolo di Dottore Magistrale in Politiche Sociali e del Territorio con il massimo dei voti dopo aver discusso una tesi sulla marginalità urbana e sociale con riferimento alle persone trans.

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