Virus e l’impatto sull’economia

Journalists sit in the media center during the meeting of G20 finance ministers and central bank governors in Riyadh, Saudi Arabia, February 22, 2020. REUTERS/Ahmed Yosri

Panico e timori collettivi, a parte, sul tavolo del G20 qualche giorno fa si è inevitabilmente discusso sulle eventuali contromisure da prendere in caso di condizioni più preoccupanti.

Governatori e autorità finanziarie da tutto il mondo, stanno nelle ultime ore ragionando sulle molteplici conseguenze che il virus possa determinare sull’economia, che potrebbe prendere principalmente due strade: un crollo repentino e ripresa lenta oppure seguire una lunga fase negativa con graduale ascesa.

Gli ottimisti propugnano per  ipotesi più positive che vedrebbero il Fondo Monetario Internazionale limare la crescita globale al 3%.

Kristalina Georgieva, direttrice generale resta comunque lucida e obiettiva nelle varie analisi, considerando anche la possibilità che nel caso il virus dovesse prendere pieghe più larghe ciò avrebbe conseguenze sulla crescita più a lungo termine.

In ogni caso il Fondo Monetario è pronto ad ogni evenienza, tenendo conto che in caso di gravi necessità si potrà attingere anche al Fondo catastrofi per supportare i paesi ad oggi più fragili economicamente.

La preoccupazione è certamente alta, soprattutto nei settori che riguardano il turismo e la distribuzione dei commerci internazionali.

La paura diffusa, il timore collettivo tengono lontano ovviamente la gente dai cinema, dallo shopping, dai viaggi e ciò determina una falla nell’economia globale, soprattutto se si pensa che la Cina a differenza del 2003, dai tempi della Sars, ad oggi è divenuta il centro delle produzioni globali e il fermo dell’economia, connessa alla diffusione del virus comporta un forte stop di tutta l’economia e i commerci, a livello globale.

 

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