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lunedì, 15 Agosto 2022

Violenza sulle donne: tante scuse e troppo silenzio

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Davide Franciosahttps://www.21secolo.news
27 anni, poliedrico, sensibile, napoletanissimo. E' Compositore video-grafico e operatore di comunicazione sociale. Malato di "teatrite acuta", appassionato di cinema, musica, lettura e scrittura creativa, ha l'Africa nel cuore. Sogna di diventare editore e un teatro tutto suo.

Oggi, 25 novembre, viene celebrata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Questa data venne stabilita dalle Nazioni Unite nel 1999 per sensibilizzare tutti i popoli su questo triste fenomeno, mobilitando governi, organizzazioni internazionali e opinione pubblica con manifestazioni, incontri e dibattiti che uniscano e combattano concretamente ogni tipo di violenza sulla donna.

FEMMINICIDIOLa data venne ufficialmente scelta da un gruppo di attiviste riunite nell’Incontro Femminista Latino Americano e dei Caraibi svolto a Bogotà nel 1981, in memoria del brutale assassinio delle tre sorelle Mirabel nel 1960. Le tre vennero ritenute esempio di donne rivoluzionarie per il loro impegno civile contro il regine del dittatore della Repubblica Dominicana Leónidas Trujillo (1930-1961), che tenne il paese nel caos e nell’arretratezza per più di 30 anni.

ITALIA. Solamente nel 2005 si è iniziata a celebrare questa giornata, questo grazie ad alcuni centri anti-violenza e case delle donne. Nel corso degli anni, con la spinta di Amnesty International e di altre ONG, il 25 novembre è diventata una giornata speciale con l’organizzazione di centinaia di eventi, iniziative e manifestazioni politiche e culturali “Contro la violenza sulle donne”. Quanto fatto è abbastanza? Possiamo ritenere innescata la mina anti-violenza? ASSOLUTAMENTE NO. Attualmente sono più di un milione le donne che finiscono nel tunnel della violenza maschile, che si moltiplicano negli atti violenti (dallo schiaffo allo stupro) raggiungendo la terribile cifra di 14 milioni all’anno.

Femminicidio protesteSecondo il rapporto Eures (l’Istituto di statistica europeo), nel 2013 in Italia stati commessi 179 i femminicidi (+14%), la percentuale più elevata di omicidi che un uomo ha commesso sulla donna nella nostra nazione. Numeri raccapriccianti: aumentano le morti in ambito familiare (+16%) e in quelli di vicinato, amicizia e lavoro (+8%). Le cause della morte sono le solite: percosse, strangolamento, soffocamento; con queste crude modalità sono morte 51 donne. Secondo l’istituto d’indagini è segno di “più alto grado di violenza e rancore”. Milano e il nord Italia, con 60 morti, è il territorio più colpito dalla brutale furia del femminicidio. Ma il peggio deve ancora venire: fino al 31 luglio di quest’anno sono 153 le vittime e migliaia le segnalazioni, le denunce per stalking e i provvedimenti amministrativi. Intervista Onlus, con la ricerca nazionale “Quanto costa il silenzio?”, ha stimato che ogni anno la violenza sulla donna costa circa 17 miliardi di euro tra spese sanitarie, giudiziarie, di ordine pubblico, farmaci e consulenze psicologiche. La cifra è pari a circa tre manovre finanziarie. Numeri incontestabili e mortificanti!

Burqa DONNASono dati e numeri estremamente avvilenti, che lasciano l’amaro in bocca nei tantissimi che si adoperano per contrastare il fenomeno e che educano al rispetto dei diritti umani, dei buoni sentimenti, alla bellezza, all’affetto ed alla bontà sconfinata che solo una donna sa trasmettere. Picchiare e privare della vita una un essere umano, cosi forte e fragile allo stesso tempo, è quanto di più orrendo e orribile possa commettere un uomo, di qualsiasi nazione, di qualsiasi ceto e appartenenza sociale e religiosa.

 

L’indagine di Eures rimarca l’inefficacia e l’inadeguatezza delle risposte che i governi danno alle vittime di violenze che chiedono aiuto e assistenza: nel 2013 il 51.9% delle future vittime di omicidio (17) aveva segnalato e denunciato alle istituzioni le violenze di coppia subite. Sulla base di questi dati è di fondamentale importanza garantire assistenza costante e potenziamento dei centri anti-violenza che prevengano sul nascere tale fenomeno. Tutto ciò è quanto richiesto nella Convenzione di Istanbul del 2011, sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: PREVENZIONE, PROTEZIONE E PUNIZIONE DEI COLPEVOLI. Da alcuni mesi tale Convenzione è in vigore anche in Italia – tra i primi paesi a ratificarla-, ma senza un ministro alle pari opportunità la sua importanza è quasi nulla.

EUROPA. I dati presentati a Bruxelles sono spaventosi e in crescendo: nei 28 paesi europei, il 33% (62 milioni) delle donne ha subito violenza fisica e sessuale sin dall’età di 15 anni; di questi il 22% proviene dal partner, il 73% assistita anche da bambini. La violenza psicologica raggiunge il 43%, raggruppando impedimento economico, libertà di movimento, controllo, minacce. Nel nord Europa sono il 75% le donne più esposte alle aggressioni sui luoghi di lavoro.

FemminicidioMONDO. Le analisi della World Health Organization, stabiliscono che nel 2013 la violenza fisica e sessuale ha colpito più di un terzo di donne nel mondo (35%); quella domestica (30%) è la più comune. I paesi più a rischio sicurezza per le donne sono nel Sud-est asiatico, dove oltre la metà degli omicidi (58,8%) avviene dalla brutale violenza di mariti, fidanzati e compagni. A seguire i Paesi con reddito elevato (41,2%), tra i quali troviamo l’Italia, le Americhe (40,5%) e l’Africa (40,1%).

Tutto questo questo deve risultate un monito, uno stimolo per una “rivoluzione culturale”, un cambiamento radicale nell’educazione e nella prevenzione, che abbatta i pregiudizi, perché nessuno può e deve arrendersi nella lotta contro la violenza sulle donne. Oggi, 25 novembre, è bene informare e ribadire tutto questo: prevenire e combattere questo atteggiamento violento, questa “malattia” che porta a gesti sconsiderati ed estremi ancora troppo diffusi. Una violenza silenziosa, che colpisce e uccide tutti.

“Meraviglioso, il bene di una donna che ama solo te. Meraviglioso”.

Domenico Modugno

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