Violenza sulle donne: una storia vera

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Oggi, domenica 25 novembre 2018 si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

L’associazione denominata “Rompi il silenzio”, la quale si occupa di aiutare le vittime di violenza, rende nota una triste storia, proprio riguardante una violenza sulle donne.

Le vittime della violenza hanno chiesto aiuto a questa importante associazione nel mese di settembre.

La vicenda si è verificata in un piccolo centro in prossimità di Rimini.

L’associazione, ovviamente per privacy non fornisce dettagli precisi come i nomi delle protagoniste e dei luoghi, ma mette in evidenza una storia davvero agghiacciante.

A settembre, una madre e una figlia si sono recate presso tale associazione a chiedere aiuto.

La madre in questione ha riferito ai volontari dell’associazione di aver subito violenze domestiche dal marito per circa 34 anni, fino al momento in cui la figlia l’ha convinta a denunciare all’associazione questa brutta situazione.

Paola Gualano, presidentessa dell’associazione ha riferito che la figlia della donna ha giocato un ruolo importante nel convincere la madre a denunciare le violenze subite.

La Gualano racconta che la figlia della donna è stata costantemente vicino alla madre con amore e affetto senza lasciarla mai sola.

Ad esempio, la figlia è stata vicino alla madre, quando quest’ultima è stata messa in protezione in una struttura segreta, come richiede il protocollo in questi casi.

Intanto la madre in questione, ha prontamente denunciato alle forze dell’ordine il marito, un uomo di 57 anni.

La presidentessa dell’associazione racconta che proprio un mese fa, ovvero il giorno prima dell’udienza che avrebbe convalidato il provvedimento contro l’uomo, la donna ha tentato il suicidio ed è deceduta dopo due giorni di coma in ospedale.

I membri dell’associazione sono increduli per quanto accaduto. Essi sostengono che il gesto della donna, sia dovuto al peso di tutti gli anni in cui è stata vittima di violenza, sia fisica che psicologica.

L’avvocato difensore del marito sostiene che il suo cliente non è un mostro. Il suicidio della donna non si può attribuire al marito in quanto egli già era stato allontanato in precedenza.

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