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venerdì, 28 Gennaio 2022

Vincenzo Tiberio e l’antibiosi

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Vincenzo Tiberio nacque a Sepino (CB) il primo maggio del 1869 e morì a Napoli il sette gennaio del 1915. Ricercatore e ufficiale medico del corpo sanitario della Marina Militare Italiana, scoprì il potere battericida delle muffe e dopo diversi esperimenti in laboratorio mise a punto quelli che sarebbero diventati gli odierni antibiotici: sostanzialmente Tiberio è stato il vero scopritore dell’antibiosi, della cui invenzione si è fregiato 35 anni dopo l’illustre Fleming, al quale è stato tra l’altro conferito il premio Nobel per la medicina stessa. Vincenzo Tiberio nacque da una famiglia benestante molisana, da padre notaio e da madre borghese proveniente da una ricca famiglia di commercianti. Dopo aver terminato gli studi superiori nella terra natia, Tiberio si iscrisse alla facoltà di medicina di Napoli, e si trasferì ad Arzano, cittadina a Nord del capoluogo campano, presso gli zii Graniero dove conobbe sua cugina Amalia Teresa, di cui poi si innamorò e sposò successivamente. Tiberio mostrò sin da subito le sue grandi doti, e prima ancora di conseguire la laurea in medicina e chirurgia, lavorò per l’Istituto di Igiene dove perfezionò tecniche di coltura batteriologica che gli furono di grande utilità nella straordinaria scoperta dell’antibiosi, che da quel momento in poi avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia della medicina. Nell’odierna città di Arzano in provincia di Napoli, da diverso tempo, un medico specializzato in anestesia e rianimazione, dalla profonda esperienza clinica maturata in campo ospedaliero, si è fortemente interessato a Tiberio e alla sua meravigliosa scoperta. Stiamo parlando del Dottor Andrea Piscopo che ci ha ospitato nel suo studio, concedendoci un’intervista sull’argomento.

Dottor Piscopo, dato il suo forte interesse per la figura di Vincenzo Tiberio, può tracciarci un profilo di questo straordinario scienziato italiano?

Dott. Andrea Piscopo
Dott. Andrea Piscopo

«Certo. Vincenzo Tiberio era di origini molisane, nacque in un paesino, Sepino, in provincia di Campobasso a confine con la Campania, nella seconda metà dell’800. Egli si distinse fin da subito per le sue grandi doti intellettive tanto da primeggiare nello studio e manifestare quel particolare interesse per l’osservazione scientifica dei fenomeni. Per motivi logistici legati agli studi universitari si trasferì ad Arzano, una cittadina in provincia di Napoli dove si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia: qui fu ospitato dagli zii, e conobbe sua cugina Amalia Teresa, di cui si innamorò e che sposò successivamente, nonostante qualche resistenza in famiglia per ovvi motivi parentali. Tiberio si laureò brillantemente in medicina e lavorò già prima di terminar gli studi presso l’Istituto di Igiene, dove perfezionò le metodiche di laboratorio batteriologico: decise poi di arruolarsi come ufficiale medico presso la Marina Militare Italiana, e si distinse anche in questo campo prestando un servizio integerrimo, testimoniato dal suo intervento in tante operazioni militari compiutesi al di fuori dei confini nazionali. Vale la pena ricordare la sua tenacia e il suo coraggio nel prestare aiuto ai terremotati di Messina, in seguito al terribile sisma del 28 dicembre del 1908, sull’allora nave ospedale della Marina dove per l’appunto era direttore sanitario il tenente colonnello medico Tacchetti, al cui fianco si distingueva il capitano Tiberio. Straordinaria fu anche la sua attività nella missione a Tobruk, dove gli fu assegnata la direzione dell’infermeria con l’annesso gabinetto scientifico: a tale periodo risalgono gli studi del medico italiano sulle infezioni tifose ed enteriche, che portarono alla formulazione di vaccini che evitarono un’epidemia di tali patologie».

Lapide di Tiberio a Sepino
Lapide di Tiberio a Sepino

In cosa consiste nello specifico la scoperta di Vincenzo Tiberio?

«Nella casa dove alloggiava con i suoi parenti egli fece una scoperta sensazionale: nel caso di specie Tiberio osservò che ogni qualvolta si puliva il pozzo dal quale all’epoca attingevano l’acqua, capitava che le persone che fruivano di tale acqua, si ammalavano spesso di gastroenterite. Ogniqualvolta invece si lasciava non pulito il medesimo pozzo non ci si ammalava più: pertanto lo scienziato sepinese volle approfondire la cosa e notò che nel pozzo, quando non si provvedeva alla relativa pulizia, erano presenti delle muffe in grado di uccidere i batteri e da lì iniziò la sua attività di ricerca in laboratorio, dove dopo vari esperimenti anche su topi, egli realizzò il potere battericida di tali muffe. Nella sostanza Tiberio condusse i suoi esperimenti unendo gli estratti acquosi delle muffe con terreni di coltura, arricchiti dai bacilli della salmonella e del colera, e si rese conto che le muffe erano in grado di eliminare i batteri e i virus, creando un ambiente sterile e bonificato».

Che importanza ha avuto la scoperta dell’antibiosi per la medicina?

Lapide di Tiberio ad Arzano
Lapide di Tiberio ad Arzano

«La scoperta dell’antibiosi è stata una e vera e propria rivoluzione per la medicina, che, da tempo si affannava alla ricerca di una cura per debellare i virus e i principali batteri responsabili di patologie   rivelatisi all’epoca anche fatali. L’antibiosi ha permesso ai medici di trattare i pazienti con una terapia efficace e risolutiva nella quasi totalità dei casi, e per questo motivo la si può porre con orgoglio scientifico nell’albo d’oro delle più grandi scoperte, anche pertinenti a discipline diverse. E’ poi opportuno sottolineare la soddisfazione per tale innovazione farmacologica realizzata da uno scienziato italiano, e soprattutto meridionale, proprio nella terra del sud Italia da sempre posta in secondo piano sia rispetto al settentrione del nostro amato stivale, che rispetto al Nord Europa, egemone storico dell’intero continente europeo e non solo».

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