Le Vele di Scampia: degrado e identità sociale Scampia, non è solo simbolo delle Vele, è simbolo di una cultura nascosta dai mille volti

Vele Scampia
Vele Scampia

Le Vele, quartiere Scampia, furono costruite tra il 1962 e il 1965, e comprendevano inizialmente sette palazzi alti quattordici piani, dalla forma triangolare (a vela appunto) che dovevano ospitare fino a 1200 nuclei familiari. Le Vele di Scampia, soprannominate dagli abitanti “mostri”, per il loro aspetto piuttosto dicotomico in senso ambientale, si trovano nella periferia Nord di Napoli. In realtà quegli edifici, divenuti sede di spaccio e malavita, nascevano con l’intento di rievocare l’immagine storica e quindi l’identità culturale e sociale di Napoli; i diversi moduli degli alloggi, ad esempio, avevano il “compito” di ricordare la stratificazione propria della città antica.

Ogni Vela è composta da due edifici, quindi quattro vele, corrispondono ad otto edifici; inizialmente, come detto in precedenza, erano quattordici vele complessive. Fondamentalmente, dal punto di vista analitico, è accaduto che, al progetto iniziale, si è accostato, negli anni ’70, un progetto “a risparmio”, secondo il quale, gli edifici sono stati costruiti in modo più riavvicinato rispetto a quanto si era stabilito, utilizzando dei materiali scadenti e pericolosi, tra i quali l’amianto, particolarmente dannoso sia per l’uomo, sia per l’ambiente. Successivamente, a complicare ulteriormente la situazione di degrado, e sovraffollamento delle vele, un evento sismico, ossia il terremoto dell’Irpinia del 1980 che causò inevitabilmente, un problema di tipo “antropologico”, ossia: tantissime persone si riversarono nel quartiere di Scampia, occupando abusivamente gli appartamenti che vanno a comporre il complesso delle Vele. Edifici problematici abitati da persone senza tetto, emarginate, un mix compromettente che ha causato non pochi problemi alle strutture, ma anche un fortissimo impatto negativo sulla zona, affidata, grazie ad una convenzione, al Dipartimento di Progettazione Urbana dell’Università degli Studi di Napoli, Federico II, per intraprendere attività di recupero. In realtà, il recupero di Scampia, e delle Vele, passa attraverso una salda rete storica, che si è tinta di diverse vicissitudini, non sempre favorevoli, causando problemi di diversa natura.

Il progetto iniziale, doveva trasformare la zona, in un modello, con aree verdi e aree di scorrimento, successivamente divenute aree di spaccio e degrado. Tutto ciò non è avvenuto, e a causa del sovraffollamento dovuto in primis al terremoto del 1980, sia, alla quasi totale mancanza da parte delle istituzioni, ma anche l’assenza di politiche mirate, hanno contribuito alla diffusione della illegalità, favorendo un forte abusivismo.

Scampia e le Vele, sono diventate un complesso a sé stante, talvolta troppo chiuso, altre troppo aperto, dove non serve chiedere permesso, e dove tutto accade senza remore, in un continuo circolo vizioso cui appartengono anche persone volenterose. Naturalmente, Scampia non è solo degrado, spaccio ed illegalità, ma è anche il trionfo di chi combatte ogni giorno, per vivere normalmente, in una zona periferica di Napoli.

A volte, basterebbe semplicemente ricordare, che prima della costruzione delle Vele, Scampia già esisteva. Al mondo, ai turisti che l’hanno conosciuta grazie a storie tristi e tragiche, può sembrare che Scampia in realtà sia nata con le Vele, ma naturalmente non è così. Prima delle Vele, quella era un’area verde, una campagna. Lo stesso nome “Scampia” sembra che derivi dalla parola “scampagnata”, ossia passeggiata in campagna.

Una “passeggiata” nella storia di Scampia, che apparentemente sembrerebbe non avere identità storica, permetterebbe di comprendere la verità di quella zona e di chi la abita e soprattutto i veri bisogni e desideri di chi ancora non ha perso la speranza, nonostante l’ambiente in cui vive.

Le Vele di Scampia: cronologia delle demolizioni

Tra il 1997 e il 2003 sono state abbattute tre delle sette strutture iniziali, lasciando in piedi le restanti quattro. La prima ad essere abbattuta fu la Vela F, demolita con le ruspe nell’agosto 1998. La seconda fu la Vela G, demolita a febbraio del 2000.

Successivamente anche la Vela H, inizialmente esclusa dalle demolizioni in quanto da riqualificare, venne abbattuta, nell’aprile 2003. Il 3 marzo 2017 il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha ufficializzato l’approvazione dello stanziamento dei finanziamenti necessari per la demolizione di tre delle quattro vele ancora esistenti.

 Nel 2019, l’approvazione di un progetto, finanziato dal comune, che prevede l’abbattimento di tre vele e la riqualificazione del quartiere, insieme alla ricostruzione della Vela celeste. Infine, lo scorso 20 febbraio 2020 ha avuto inizio la demolizione della Vela verde, che sarà completamente demolita in quaranta giorni.

Demolizioni che riqualificheranno la zona, Scampia, la sua bellezza, donando una nuova identità sociale e culturale, agli abitanti delle Vele, che speranzosi, non si sono mai abbattuti, andando avanti a testa alta.

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