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Usa 2016: un altro Clinton alla presidenza?

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Appare come una qualsiasi donna: capello perfettamente curato, giacca blu e blusa rossa da perfetta patriottica. Ecco com’è Hillary Clinton nel video pubblicato su i social network dove dichiara la sua candidatura per le elezioni presidenziali USA del 2016. Ma non si tratta una donna qualsiasi: lei è l’ex frist lady degli Stati Uniti D’America; lei è l’altra parte dello scandalo Lewinsky; lei è l’ex segretario di stato della prima amministrazione Obama che ha sciolto le incertezze.

Hillary è la prima candidata sul fronte del partito democratico a correre per le presidenziali del 2016 e ha annunciato: “Correrò per la Casa bianca. Ogni giorno gli americani hanno bisogno di un campione. Io voglio essere quel campione. Quando le famiglie sono forti, l’America è forte. Quindi mi metto sulla strada per guadagnarmi il vostro voto perché è il vostro momento e spero che vi uniate a me in questo viaggio”. La sua campagna si incentrerà proprio sull’America e sugli americani, avrà come priorità la classe media e la famiglia, senza tralasciare il tema dei diritti delle minoranze etniche, delle donne e delle tematiche sociali, dando pieno appoggio alle battaglie per i diritti degli omosessuali.

E’ la corsa da non perdere, forse la più importante per la senatrice ed ex segretario di Stato. A 67 anni è anche nonna, un ‘passaggio’ che – ha scritto – “Invece di indurmi a rallentare, mi ha spronata ad accelerare”, volendo intendere che proprio l’arrivo di sua nipote Charlotte, figlia di Chelsea Clinton, ha contribuito nella spinta di questa nuova battaglia: “Diventare nonna mi ha fatto riflettere a fondo sulle responsabilità che tutti condividiamo per il mondo che ereditiamo e che un giorno consegneremo”.

La campagna della Cliton già si presuppone ricca di fondi economici, avendo da “parte” già 15 milioni di dollari a cui si aggiungeranno con il passare del tempo gli ulteriori “aiuti” dei sostenitori. I principi politici ricordano molto quelli dell’attuale presidente: entrambi, infatti, assicurano o hanno assicurato un maggiore sicurezza economica e l’aumento delle opportunità. In questo senso, alcuni osservatori fanno notare che in caso di vittoria nel 2016 si potrà parlare di un “terzo mandato Obama”, mentre altri sperano che lei sarà la prima presidentessa del mondo libero e che lascerà un’eredità che duri nel tempo. L’assonanza a Obama non risulta forzata, perché Hillary Clinton condivide con il premio Nobel per la pace alcuni ideali di sinistra e fu proprio Obama che nel 2008 la sconfisse e che poi le affidò il delicato incarico di segretario di Stato, ruolo che la Clinton lasciò nel 2013. Da Panama, Obama non ha fatto mancare il suo sostengo: “Sarebbe un presidente eccellente . E’ stata una segretario di Stato straordinaria – ha continuato – ed è mia amica”.

Se il capo del mondo libero non esita a definire la Clinton un potenziel presidente straordinario, sul versante italiano, Matteo Salvini ha dichiarato, dai microfoni di radio Padania: “Mmmmh, passiamo dalla padella alla brace, anche se peggio di Obama penso sia difficile fare. Comunque, è bene che le nonne facciano le nonne, è giusto godersi i nipotini”. Salvini non è l’unico che ha fatto dell’ironia sulla candidatura della Clinton. Anche i repubblicani USA non hanno perso tempo e sono corsi al contro attacco con un annuncio a pagamento online dal titolo “Stop Hillary”. Nello spot del Republican National Committee, della durata di 30 secondi, una donna di spalle, che rappresenta l’ex segretario di Stato, cammina quasi al buio mentre in sottofondo delle voci ricordano alcune delle vicende in cui è stata coinvolta.

Riuscirà la studentessa di Yale ad elaborare un programma che mostri, oltre ad essere una capace e avvincente amministratrice, anche una leader attenta alle vicende di politica estera e con un chiaro linguaggio di governo al passo con i tempi? Hillary Clinton ha promesso, se dovesse essere eletta, che sarà la pioniera del riscatto, una paladina delle famiglie che lottano per sbarcare il lunario. Anche se le sue intenzioni sono di proteggere l’americano medio dai meccanismi dell’economia americana, non ha però ancora dato sufficienti indicazioni su come spera di risolvere questo problema.