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domenica, 2 Ottobre 2022

Universo chiuso, nuova ipotesi dalla ricerca italiana

La ricerca italiana avanza una nuova ipotesi su un modello di universo chiuso che mette in dubbio la teoria standard dell’origine e dell’evoluzione dell’universo.

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L’ipotesi di un nuovo modello di universo, la cui ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Astronomy da Alessandro Melchiorri, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e dell’Università Sapienza di Roma, Eleonora Di Valentino dell’Università britannica di Manchester e Joseph Silk dell’Università Sorbona di Parigi, è basata sui dati rilevati grazie al satellite Planck, lanciato il 14 maggio 2019 dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Questo nuova ipotesi mette in dubbio l’attuale modello cosmologico, secondo il quale l’universo è piatto, andando a proporre un modello di universo chiuso.

Il modello in questione prenderebbe nuova linfa dall’effetto chiamato lente gravitazionale previsto dalla teoria della Relatività Generale di Albert Einstein pubblicata nel 1916, secondo cui vi è una distribuzione di materia, come ad esempio una galassia o un buco nero, in grado di curvare la traiettoria della luce in transito, come accade con una lente ottica, permettendo una migliore osservazione.

Secondo il ricercatore Alessandro Melchiorri: “Dall’analisi dei dati abbiamo riscontrato un effetto lente gravitazionale maggiore delle attese, in accordo con un modello curvo dell’universo. I dati ci indicano qualcosa di strano, un’anomalia, e come scienziati dobbiamo capire a che cosa sia dovuta. Potrebbe, ad esempio, essere la spia di una nuova fisica.

Antonio Masiero, fisico teorico e vicepresidente dell’Infn, ha commentato cautamente questa nuova ipotesi: ” questo studio mostra ancora una volta l’enorme ricchezza di informazioni della più antica immagine che abbiamo del nostro universo. Si tratta dell’analisi di un gruppo limitato di dati, i cui risultati mettono in discussione l’intero impianto della teoria standard dell’origine e dell’evoluzione dell’universo.

Lo stesso Masiero ha poi concluso che questi risultati, ottenuti grazie a Planck: “inducono alla cautela, e soprattutto richiamano alla necessità di avere molti nuovi dati a disposizione. La ricerca italiana è in prima linea su questa frontiera della conoscenza, sia come studio teorico che come partecipazione ai più significativi progetti internazionali, come lo stesso Planck e in futuro LiteBIRD, per lo studio della radiazione di fondo cosmica con esperimenti nello spazio.

Per quanto riguarda la comunità scientifica, questa si muove in modo alquanto prudente e ritiene sia opportuno fare ulteriori analisi relativi ai dati acquisiti per avere la conferma del nuovo modello.

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