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giovedì, 7 Luglio 2022

Unione Europea elimina data scadenza dagli alimenti

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L’Unione Europea, nel corso della riunione di Consiglio agricoltura che si svolgerà oggi a Bruxelles, rivedrà la norma che impone di inserire la scadenza sulle etichette dei prodotti alimentari: l’indicazione “Da consumarsi preferibilmente entro” sarebbe eliminata dalle confezioni di prodotti secchi a lunga conservazione, come pasta, caffè, formaggi duri e riso, poiché non verrebbero considerati veicolo di intossicazioni. La proposta arriva dalle delegazioni di Olanda e Svezia, e ha già ottenuto il sostegno di Austria, Germania, Danimarca e Lussemburgo.

“Da consumarsi preferibilmente entro” farebbe riferimento in realtà al termine minimo di conservazione, cioè alla data fino alla quale il prodotto riesce a mantenere le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione; data ben diversa dalla scadenza vera e propria. L’obiettivo economico ed etico dell’iniziativa è la riduzione degli sprechi: la Coldiretti conta infatti 89 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, pari a 515 euro a famiglia, buttati nel corso di un anno poiché scaduti.

Complice la crisi economica, in Italia, solo il 36% della popolazione dichiara di attenersi alla data di scadenza indicata; mentre ben il 73% ha tagliato gli sprechi a tavola per necessità di risparmiare e di ottimizzare la spesa dallo scaffale alla tavola. Inoltre, discount e prodotti alimentari low cost stanno registrando un’impennata nelle vendite, con un aumento del 2,9%. La Coldiretti dichiara che “La tentazione di mangiare cibi scaduti per non sprecare non deve andare a scapito della qualità dell’alimentazione, in una situazione in cui molti cittadini sono costretti a risparmiare sulla spesa privandosi di alimenti essenziali per la salute o rivolgendosi a prodotti low cost che non sempre offrono le stesse garanzie qualitative”. Solo pochi alimenti hanno una scadenza prestabilita dalla legge, come ad esempio il latte fresco, che può essere conservato per soli 7 giorni, o le uova per 28 giorni. Per gli altri prodotti la durata viene stabilita autonomamente dagli stessi produttori, i quali devono effettuare prove di laboratorio per misurare la crescita microbica e valutare dopo quanto tempo i valori organolettici e nutrizionali cominciano a modificarsi in modo sostanziale.

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