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martedì, 5 Luglio 2022

Unalampa, a teatro l’invettiva su Napoli

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Elvira Puglisi
Nasce Elvira ma per tutti è Elvia: specializzata in Cinema al DAMS di Roma, coltiva instancabilmente le sue grandi passioni ovvero cinema, teatro e naturalmente la scrittura. Si diletta sul palco e pasticcia in cucina, scrive recensioni e articoli.

Si è svolta domenica al Teatro Il Primo di Napoli l’ultima replica di Unalampa-Un’invettiva di Roberto Azzurro, la messinscena di un testo con il quale l’autore, regista e attore Roberto Azzurro inveisce, per l’appunto, con ardore sulla propria città. La scelta di teatralizzare quest’opera è dettata proprio dal tentativo di permettere a tutti di subire, senza possibilità di ribellione, per un’ora e mezza circa tutto il risentimento accumulato nel tempo dall’autore nei riguardi della sua città, risentimento covato forse da ogni napoletano, seppur messo a tacere con forza in nome dell ‘orgoglio partenopeo’ sempre sbandierato.

Un appassionato fiume di parole ad alta temperatura che l’autore partenopeo scaglia sulla “città più bella del mondo” e sul suo malcostume, portando alla luce, attraverso aneddoti di vita vissuta e attraverso le parole degli illustri predecessori, tutte le contraddizioni, le brutture, le deformità che col tempo l’hanno affondata. Trattandosi di un’invettiva feroce, il suo scopo ultimo è proprio quello di scuotere le coscienze del popolo napoletano, sopite e barricate dietro un deleterio orgoglio che si fa spesso ottusaggine e negazione della realtà, a scapito di se stessi e soprattutto della propria città. Napoli come una perla abitata per puro caso da girini, in una delle metafora vivide di cui l’autore si serve per spiegare la condizione del popolo napoletano o ancora Napoli come una bellezza decaduta, ridotta a una vecchiaia precoce. E ancora “Brutta, sporca, lurida, chiavica, zoccola, immondissima città”, secondo le parole di Enzo Moscato.

“A Napoli tutto ciò che è ordinario diventa straordinario e viceversa”. Napoli è sì “il terzo golfo più bello al mondo”, la città che si regge sul tufo delle antiche mura custodi di un passato ricco di bellezza e tradizioni, ma proprio questo celarsi dietro alle mura di tufo ha portato, secondo il punto di vista di Azzurro, a una cecità che impedisce al napoletano di prendere coscienza di ciò che non va, di ribellarsi. Dalla ‘camorria’ e prepotenza perpetrate di casa in casa e nei più banali gesti quotidiani, come una spesa al supermercato, fino al finto perbenismo dei ceti più abbienti, dal malcostume del popolino a quello della ‘Napoli bene’, Roberto Azzurro non risparmia nessuno. E lo fa con la consapevolezza dolorosa di un amante tradito, di un figlio abbandonato a sé: inveisce, e il sottotitolo dell’opera lo evidenzia volutamente, con fervore sulla propria città ‘matrigna’ che gli ha dato gli occhi per poi renderlo cieco.

Unalampa si avvale delle parole di Patroni Griffi, Libero Bovio, Antonella Cilento, Goethe, Curzio Malaparte, Wharol, Viviani, Pasolini e tanti altri artisti che nel corso dei secoli hanno cantato, umiliato, amato, odiato “o paese dd’o sole”. Un monologo tutto d’un fiato suddiviso in 7 canti, dal ritmo incalzante e nevrotico, che termina col presagire “unalampa” che sgorga dal Vesuvio e sgretola, “come pangrattato”, il tufo sul quale il glorioso passato napoletano si erige, per finire forse col far rinascere dalle ceneri una nuova coscienza che finalmente guardi al futuro. O più semplicemente permetta di stare a guardare, sadicamente, tutto il marcio che infetta questa terra dissolversi senza speranza di salvezza. Azzurro si è dimostrato coraggioso, consapevole del fatto che il suo testo urterà i ‘puristi’ partenopei e verrà travisato scatenando una crociata. Un atto di coraggio e di amore o di “tradimento”, secondo le sue parole,  verso la propria madre tiranna, come solo un figlio profondamente legato ad essa può fare.

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