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lunedì, 29 Novembre 2021

Treccani elimina appellativi offensivi legati alla ”donna”

Nella versione online di Treccani non compariranno più aggettivi dispregiativi accanto alla parola "donna"

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L’Enciclopedia Italiana, comunemente nota come La Treccani, è tra le più famose enciclopedie della lingua italiana. E’ curata dall’Istituto dell’Enciclopedia di Roma dal 1925. La prima edizione fu pubblicata alla fine degli anni 20′ in ben 35 volumi.

Nel 1996 nasce il sito Treccani.it, una vera enciclopedia online consultabile gratuitamente e che ogni giorni riceve milioni di visite dagli utenti che consultano l’enciclopedia.

L’esistenza di enciclopedie di tale spessore fa intendere quanto siano importanti le parole e quanto sia fondamentale nell’uso quotidiano, dare un peso a quest’ultime.
In base a ciò è stata presa una decisione importante in merito all’associazione di parole.

La decisione di Treccani sulla parola “donna”

Tale cambiamento è stato influenzato da un dibattito di un gruppo di attiviste e la direttrice del vocabolario Treccani, in merito all’associazione della parola donna con alcune considerati “dispregiativi”.

Le attiviste guidate da Maria Beatrice Giovanardi, ha ottenuto l’eliminazione fi tali parole grazie alla petizione “Change Oxford Dictionary’s Sexist Definition of ‘Woman'” lanciata nel giugno del 2019 che ha raccolto 35.000 firme.

D’ora in poi, sul sito Treccani, alla voce “donna” dell’enciclopedia non saranno più associati termini dispregiativi come “cagna” o “schiava”. Termini che nel tempo, vengono associati alla donna per una evidente disparità di genere, che ancora influenza negativamente la società odierna ed impedisce la parità di genere.

L’enciclopedia inizialmente non era del tutto propensa ad eliminare tali espressioni poiché considerate testimonianze di espressioni utilizzate comunemente in società nonostante siano sbagliate.

“Cogliamo senz’altro la sollecitazione critica nel senso di rivedere con attenzione quanto abbiamo fatto finora e di mettere con più chiarezza in rilievo la presa di distanza dalle parole che pure, per dovere, come abbiamo cercato di chiarire, è nostro compito registrare. Starà poi alla coscienza personale di ciascuno valutare se esistano contesti e situazioni in cui, nell’attuale società, adoperare certe parole sia una dimostrazione di intelligenza e di civiltà.” 

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