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domenica, 27 Novembre 2022

Trasporto, il giudizio di Legambiente

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Alessandro Bottone
Collaboratore XXI Secolo.

Meno treni, in ritardo, soppressi, carrozze vecchie e sovraffollate. Tra le linee infernali, le peggiori d’Italia ci sono Circumflegrea e Circumvesuviana. Lo dice Legambiente nel rapporto che presenterà, per intero, il prossimo 18 dicembre.Treni affollati, lenti, spesso in ritardo. Ed ancora treni soppressi, guasti improvvisi, carrozze sovraffollate. È ciò che accade nel nostro Paese. Linee cancellate, come in Piemonte: una scelta che ha portato a cambi obbligati ed in alcuni casi a tempi di percorrenza raddoppiati.

È quanto segnala Legambiente con la Campagna “Pendolaria 2014”. Una situazione, quella del trasporto ferroviario regionale che rispecchia quanto poco hanno fatto in questi anni Regioni e Governi e quanto le situazioni già critiche dei pendolari siano diventate insopportabili. A rendere evidente la situazione sempre più complicata che vivono i pendolari sono i tagli realizzati nelle diverse parti del Paese, con la riduzione del numero di treni lungo le linee, a cui si è accompagnato in quasi tutte le Regioni italiane un aumento delle tariffe.

“Altro che Sblocca Italia – dichiara il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – per i pendolari il servizio, in larga parte delle Regioni, è andato peggiorando e continuerà a vedere tagli per la riduzione e l’incertezza delle risorse. Per quei tre milioni di cittadini la situazione diventa sempre più difficile. Autentici drammi giornalieri si vivono sulle linee della Campania, del Veneto, del Piemonte o del Lazio. È vergognoso – aggiunge Zanchini – che il Governo non intervenga”.

Fra il 2011 e il 2014 il taglio ai servizi ferroviari è stato pari al 21% in Abruzzo e al 19% in Campania e Sicilia. Il record di aumento del costo dei biglietti dal 2011 ad oggi è stato in Piemonte con +47%, mentre è stato del 41% in Liguria, del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento.

Circumflegrea: 45mila pendolari che quotidianamente si muovono tra Napoli e l’area nord-occidentale della città attraverso le linee Circumflegrea e Cumana. Sulla Circumflegrea si riscontrano problemi di sovraffollamento e ritardi, c’è poi lo stato di degrado e fatiscenza di molte stazioni, abbandonate e vandalizzate, e per buona parte sprovviste di biglietteria o di obliteratrici. Problemi analoghi li trovano i pendolari che si spostano lungo la linea Cumana, anche se la situazione è migliorata nella seconda parte dell’anno grazie all’introduzione di due nuovi treni e di uno ristrutturato. Mentre continuano i soliti problemi sulla Circumvesuviana.

“L’analisi di Legambiente conferma l’assoluto disastro del trasporto locale in Campania. Colpa in parte dei tagli ai trasferimenti, ma soprattutto del fatto che per questo Governo regionale il trasporto pubblico è un settore residuale”, commenta Antonio Marciano, vicecapogruppo regionale del Partito Democratico. “Nella gestione precedente a quella di Caldoro, la Regione Campania aveva il più alto rapporto spostamenti TPL – popolazione residente, pari al  27% contro una media nazionale del 13%. I treni che arrivavano puntuali e un numero di bus in strada in misura tre volte maggiore all’attuale. Dal 2011, comincia la debacle. Precisa scelta politica di sacrificare il trasporto pubblico ad altri interessi, riducendo le risorse per i servizi di ben 120 milioni di euro rispetto al bilancio 2010″.

“In Campania, invece, i fondi destinati ai trasporti rappresentano appena il 2% del bilancio regionale”, aggiunge l’esponente dem. “In questi anni Caldoro e Vetrella hanno depresso il servizio e dequalificato il personale impiegato a tutti i livelli, e oggi si apprestano a varare discutibili gare per la liberalizzazione/privatizzazione dei servizi. Una manovra contro la quale ci siamo già opposti, chiedendo la sospensione delle procedure di bando”, conclude Marciano.

Tabella dei tagli ed aumenti tariffari (Legambiente)

Regioni

2010-2014

Totale dei tagli ai servizi

Totale aumenti tariffe

Abruzzo

-21%

+25,4%

Basilicata

-11%

Pr. Bolzano

-2,2%

Calabria

-16,3%

+20%

Campania

-19%

+23,75%

Emilia-Romagna

-5,4%

+16,1%

Friuli Venezia Giulia

+14,9%

Lazio

-3,7%

+15%

Liguria

-9,8%

+41,24%

Lombardia

+24,1%

Marche

-5%

Molise

+9%

Piemonte

-7,5%

+47,3%

Puglia

-15%

+11,3%

Sicilia

-19%

Toscana

-2,9%

+21,8%

Pr. Trento

-3,3%

Umbria

-5,7%

+25%

Veneto

-3,35%

+15%

 

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