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lunedì, 29 Maggio 2023

Tifo o barbarie? Roma raccoglie i cocci

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Alberto Russo
Alberto Russo
Collaboratore XXI Secolo. Laurea in Scienze Politiche e un sogno nel cassetto. Calciofilo romantico, ritiene che il giornalismo debba consistere nella capacità di andarsi a prendere le notizie direttamente nelle loro “case”, raccontando la realtà senza filtri né paure. Tra le sue passioni la giustizia, il cinema e la poesia, legge fin troppo perché crede sia il miglior modo per capire il mondo.

Diversi day after dopo Roma è ancora ferita, il ciclone barbarico di tifo e violenza nordico ha portato devastazione e repressione, forse ciò di cui non avremmo mai voluto parlare oggi.

Giovedì 19 febbraio, allo stadio Olimpico di Roma è previsto il match di andata valevole per i sedicesimi di Europa League, i giallorossi di Garcia affrontano la prima squadra di Rotterdam, colma di fasti in passato e oggi relegata a terzo incomodo dell’asse pallonaro olandese Eindhoveen-Amsterdam, il Feyenoord. Tra il mercoledì pomeriggio e le ore immediatamente precedenti la gara però accade l’inverosimile, diversi gruppi di supporters olandesi fanno razzia delle strade capitoline, devastano vetrine di bar, attaccano le forze dell’ordine, poi decidono di calcare la mano e sotto l’ombra della noncuranza giunti in Piazza di Spagna attaccano la magnifica fontana della Barcaccia opera maestosa realizzata dalle mani e dal genio dei Bernini.

I danni da pochi e relativamente sopportabili diventano improvvisamente incalcolabili, la paura dilaga, è un pomeriggio di caccia all’uomo e le polizie devono fare gli straordinari per fermare l’onta violenta del tifo orange. Vengono arrestate una trentina di tifosi, subito sottoposti a processo secondo il rito diretto, patteggeranno una pena da scontare a casa propria con l’aggiunta di multe salatissime.

Resta però la valutazione da dare ad un’organizzazione del servizio d’ordine tutt’altro che impeccabile, una città che nemmeno un anno fa viveva il dramma di un tifoso ucciso non può cadere in una recidività di eventi che la rendono ormai simile ad un porto franco di barbarie. Prefettura e questura si rimbalzano le responsabilità, parla il sindaco e poi il ministro dell’interno, l’importante è aver evitato vittime, non tutti sono d’accordo e qui scappa il pizzico di cinismo tricolore.

La diplomazia cerca di addolcire i contorni di una storia che fa piangere l’anima artistica di questo paese, chi ha analizzato i danni provocati alla Barcaccia ha subito giurato che quelli sono segni indelebili di rottura, niente di recuperabile, mentre il primo ministro olandese ha appoggiato subito la richiesta del sindaco Marino di perseguire i responsabili fino al pagamento da parte di quest’ultimi di una cifra quanto più vicina e possibile per coprire i danni causati alla capitale.

Anche i commercianti escono con le ossa rotte dalla due giorni di follia e violenza olandese, a loro provvederanno le associazioni dei consumatori in parte, per il resto basta guardare a quell’opera così eccezionale quanto significativa, la si può attaccare e danneggiare ma è difficile che affondi.

 

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