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The Social Network, il sequel racconterà il lato oscuro di Facebook

Sedici anni dopo l'uscita nelle sale di The Social Network, Aaron Sorkin torna a raccontare Facebook concentrandosi sulle conseguenze sociali e culturali dell'era dei social

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The Social Reckoning

Il 2026 sembra essere proprio l’anno in cui Hollywood s’interroga sul tempo trascorso. Film cult come Il Diavolo veste Prada Freaky Friday tornano sullo schermo perché il mondo è palesemente cambiato e i personaggi che conoscevamo devono confrontarsi con una realtà diversa. Lo stesso, infatti, accade con il film The Social Network. Nel 2010 Facebook appariva come una delle più grandi innovazioni del nuovo millennio. Oggi, dopo anni di dibattiti sulla disinformazione, sulla privacy e sull’impatto dei social network sulla società, quella storia può essere raccontata da un punto di vista completamente nuovo.

La storia che The Social Network non aveva raccontato

Sedici anni dopo l’uscita nelle sale di The Social Network, che raccontò la nascita di Facebook e trasformò Mark Zuckerberg in uno dei personaggi più discussi, Aaron Sorkin, regista e sceneggiatore, torna a confrontarsi con il fenomeno che ha abbattuto le distanze geografiche, accelerato i processi di globalizzazione e trasformato del tutto il modo di comunicare, informarsi e costruire relazioni.

Il sequel s’intitola The Social Reckoning, in uscita nelle sale italiane l’8 ottobre e con il titolo tradotto in The Social: Il prezzo della verità. Questa volta, però, il focus non sarà l’ascesa di Facebook e del suo fondatore, bensì le conseguenze che i social hanno avuto sulla società negli ultimi quindici anni.

Aaron Sorkin ha scelto di ispirarsi allo scandalo dei “Facebook Files“, ovvero l’inchiesta pubblicata dal Wall Street Journal che portò alla luce i documenti interni dell’azienda e le rivelazioni dell’ex dipendente e ingegnera Frances Haugen. La storia seguirà, infatti, quest’ultima e il giornalista Jeff Horwitz nel percorso che ha portato alla diffusione di informazioni riservate sull’azienda, mostrando che in realtà Facebook era consapevole degli effetti e delle conseguenze, senza aver adottato nessuna misura efficace per arginarle.

Nuova regia, nuovo cast e un volto nuovo per Mark Zuckerberg

A volte i grandi ritorni dei film cult riportano sullo schermi gli stessi volti che hanno reso celebri i film originali. Altre volte, invece, scelgono di intraprendere una strada diversa. Infatti, The Social Reckoning presenta diverse novità rispetto al primo film, dalla regia passando per il protagonista fino ad arrivare al cast.

The Social Network fu diretto da David Fincher che ha seguito la sceneggiatura di Aaron Sorkin. Per il sequel, però, Fincher non è tornato dietro la macchina da presa. A causa dei numerosi impegni professionali, il regista ha scelto di non prendere parte al progetto, lasciando così a Sorkin il compito di dirigere personalmente il film scritto da lui stesso.

Fincher non è l’unico che ha deciso di non partecipare al sequel. Infatti, nel primo film, ad interpretare Mark Zuckerberg è stato Jesse Eisenberg, arrivando ad ottenere anche una candidatura agli Oscar. L’attore ha deciso di non ritornare a ricoprire questo ruolo e, al suo posto, è stato scelto Jeremy Strong, attore conosciuto al grande pubblico per la serie televisiva Succession.

Anche il cast è cambiato, niente più Andrew Garfield o Justin Timberlake, ma piuttosto Mikey Madison, vincitrice Oscar miglior protagonista con Anora, nel ruolo dell’ingegnera Haugen e Jeremy Allen White in quello del giornalista Jeff Horwitz.

Quando hanno chiesto a Sorkin se Zuckerberg o il suo entourage avessero cercato un confronto con la produzione, il regista ha risposto: «Nessuno si è fatto vivo, gli avvocati si sono limitati a dirci “State attenti”».

Il sequel risponde a una domanda che nessuno, nel 2010, poteva ancora porsi: cosa succede quando una piattaforma nata per connettere il mondo, finisce per influenzare il modo in cui una persona pensa, si informa, prende decisioni e può scatenare disturbi psicologici?