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mercoledì, 1 Dicembre 2021

The Hateful Eight: uno sguardo più da vicino

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Ilario Canonico
Collaboratore XXI Secolo. Dopo la laurea in sociologia all'Università di Napoli Federico II, si appassiona ai temi delle dinamiche organizzative e dei mercati globali, continuando così i suoi studi nel campo della comunicazione strategica e d’impresa. Da sempre grande viaggiatore, curioso esploratore del sottobosco cinematografico e musicale, lettore accanito.

Ormai sono passati 3 giorni dall’uscita nelle sale italiane di “The Hateful Eight”, ottavo film del regista Quentin Tarantino. Un evento molto atteso che, come sempre, ha spaccato il pubblico in fazioni più o meno nette, tanto da creare ampie discussioni sul web e in particolare sui social network più diffusi, come ormai vuole la tradizione contemporanea.

Molti fan di vecchia data di Tarantino, erano rimasti in parte delusi dal predecessore di questo ultimo film, arrivato nelle sale nel 2012, Django Unchained. Certo in quell’occasione il tentativo del regista fu quello di far tornare sulla cresta dell’onda un genere che ormai pareva morto e sepolto, il western. Ovviamente, quella volta, zio Quentin non poteva non metterci lo zampino ed arricchire il tutto con il suo stile unico, accompagnato poi da un cast eccezionale che tra le sue fila poteva contare anche sul grande Leonardo DiCaprio. Tuttavia per molti il film non funzionò, e quando dico molti intendo i fan storici del regista italo-amerciano. Al contrario per i nuovi fan, per coloro che si approcciavano per la prima volta al cinema di Tarantino, la pellicola fu una sorpresa incredibile. E in effetti l’arcano è facilmente spiegabile: Tarantino in Django si allontana dal suo stile classico ma tuttavia insegue uno stile da lui sempre molto cercato.

The Hateful Eight_21secoloMa adesso veniamo a noi e a “The Hateful Eight”, il secondo film stile western del regista. Inizialmente si era parlato di una sorta di secondo capitolo di Django che però non è mai arrivato. Sono diversi i motivi che non hanno fatto sorgere questo secondo capitolo ed io ho le mie idee, ma le terrò per me perché questa è un’altra storia. Il film è suddiviso in 6 capitoli, ma io dividerei il film in due parti. Abbiamo una prima parte un po più lenta, fatta di dialoghi e di lunghe attese. In questa fase pare quasi che Tarantino ci stia mettendo in attesa prima di un’esplosione finale che potrebbe arrivare da un momento all’altro. “L’esplosione” per l’appunto, è la seconda parte del film. Ma qui non dirò altro per evitare antipatici spoiler.

Lunghi dialoghi, riprese in stile Tarantino che ben ci fanno apprezzare il cinema in quanto arte, una colonna sonora da paura firmata dal grande Ennio Morricone, continui riferimenti ad altri film e una fotografia maestosa nelle mani del grande Robert Richardson. In queste poche battute ho provato a sintetizzare perché dovreste andare a vedere questo nuovo film di Tarantino. Se poi ci metti che il film è stato girato completamente utilizzando la pellicola Ultra Panavision 70mm allora la storia diventa ancora più interessante.

Alcuni hanno paragonato questo “The Hateful Eight” ad una sorta di “Le Iene” western, e il paragone oltre ad essere in parte azzeccato non può che piacere ai fan di vecchia data. Certo Le Iene è meno prolisso e ci regala un Tarantino più naturale. Forse l’unica vera critica che si può fare a questo ottavo lavoro del regista (parlando da fan di vecchia data) è proprio questo: il film appare un po forzato rispetto ai suoi classici lavori. Ma questa forzatura passa subito in secondo piano quando prendono forma alcune scene che invece non appaiono assolutamente forzate ma molto tarantiniane. Diciamo che Tarantino pecca quando “vuole fare troppo Tarantino”. Ma comunque sia il film rimane un prodotto assolutamente del regista, a mio avviso lontano da Django. In quell’occasione Tarantino ha inseguito troppo uno stereotipo a lungo ricercato, ma alla fine poco suo.

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