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lunedì, 29 Novembre 2021

The Endless River: l’addio dei Pink Floyd

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Ilario Canonico
Collaboratore XXI Secolo. Dopo la laurea in sociologia all'Università di Napoli Federico II, si appassiona ai temi delle dinamiche organizzative e dei mercati globali, continuando così i suoi studi nel campo della comunicazione strategica e d’impresa. Da sempre grande viaggiatore, curioso esploratore del sottobosco cinematografico e musicale, lettore accanito.

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Copertina “The Endless River”

Già nelle settimane passate era giunta la notizia della pubblicazione del nuovo album dei Pink Floyd, dal titolo “The Endless River”. L’annuncio era stato accolto con non poche critiche dagli esigentissimi fans: si è parlato infatti di operazione commerciale o lavoro superfluo. Ad un primo impatto, sono critiche queste che sembrerebbero anche sensate, d’altra parte una delle mode degli ultimi decenni musicali da parte dei grandi artisti del passato è quella di ritornare alla ribalta, dopo anni di assenza, pubblicando un altro lavoro. Già sappiamo come va a finire nella maggior parte di questi casi, ossia molti di questi dischi di “ritorno” si rivelano un fallimento che puntualmente delude migliaia di fans, facendo perdere punti ai diversi artisti riesumati. Ma ovviamente non possiamo compiere generalizzazioni di questo tipo, soprattutto quando si parla di musica ma soprattutto quando si parla dei Pink Floyd, seppur non al completo.

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Copertina “The Division Bell”

Passano vent’anni dalla pubblicazione del loro ultimo album, The Division Bell, che per quanto se ne dica è un disco fantastico. Sarebbe troppo complicato raccontare qui la storia lunga e complicata che i Floyd hanno alle spalle, dalla creazione del gruppo con lo storico primo leader Syd Barrett fino alla sua uscita di scena, dalla personalità forte di Roger Waters, la grande mente del gruppo, anche lui uscito fuori di scena almeno per quanto riguarda la sua esperienza con il gruppo. Ma nonostante questo David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright (venuto a mancare nel 2008 – ndr) continuano la loro avventura. Una storia travagliata quella dei Pink Floyd, magnifica e tormentata come poche nella storia del Rock.

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Richard Wright, scomparso nel 2008

The Endless river esce il prossimo 7 novembre in Italia, anticipato dal singolo uscito il 9 ottobre in tutte le radio Louder Than Words. Un brano che possiede una storia altrettanto complicata alle spalle, nello stile della band, infatti il pezzo nasce da alcune registrazioni fatte durante le prove per la pubblicazione di The Division Bell. Il brano quindi è frutto delle fantastiche invenzioni di Richard Wright, e in parte, questo album è anche un omaggio che i Pink Floyd fanno all’amico scomparso. Il testo della canzone è invece scritto da Polly Samson, moglie di Gilmour che già aveva collaborato con i Floyd. David Gilmour e compagni ascoltano oltre 20 ore di registrazioni fatte all’epoca di The Division Bell e selezionano quello su cui poi vogliono concentrarsi, ci lavorano su ed ecco che viene fuori The Endless River, l’album dei Pink Floyd più classici ma con un tocco di modernità e di avanguardia, parola questa che nel loro caso suona come la “regola”.

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Una vecchia immagine che ritrae da sinistra: Nick Mason, Syd Barrett, David Gilmour, Roger Waters e Richard Wright.

Il 7 novembre sarà quindi una data memorabile, una data che i fans della musica rock ricorderanno non solo perché è uscito “The Endless River”, il primo album dei Pink Floyd nel XXI secolo, ma anche perché resterà l’unico album che il gruppo inglese pubblicherà in questo secolo. Infatti “The Endless River” è l’addio alla musica da parte dei Pink Floyd, un ultimo memorabile lavoro, il prezioso regalo che questi grandi musicisti fanno al mondo e alla musica rock. L’album ha già venduto in pre – ordine un numero impressionante di copie su amazon UK, superando il record che fino a questo momento, per il 2014, era stato di Ghost Stories dei Coldplay.

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Lo studio di registrazione galleggiante Astoria

Pionieri del rock psichedelico e del rock progressivo, anche se la formazione originale non è più riunita, per una ragione o per l’altra, con la loro musica hanno condizionato più di una generazione e lo fanno tutt’ora e non si esclude affatto che lo faranno ancora negli anni a venire. I Pink Floyd sono ovunque, nei pensieri dei fans e non solo, nella storia della musica, nei brani di artisti emergenti che utilizzano tecniche sperimentate anni addietro dai maestri della psichedelia. Ora di loro resta un ricordo indelebile ma allo stesso tempo tangibile grazie a questo ultimo disco, come Astoria, la casa-studio di registrazione galleggiante dove Gilmour e compagni hanno tirato fuori le viscere per trasformarle in note senza tempo continuano a stare a galla nella storia della musica passata, presente e futura e ci regalano ancora una volta le emozioni che solo loro sanno provocare.

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