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giovedì, 28 Ottobre 2021

“Thalassa”, il Mediterraneo si racconta al Mann

Un' occasione per riflettere sulle origini del nostro territorio e trovare un ponte tra i popoli del Mediterraneo.

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Rosalba Caramiello
Giovane psicologa clinica laureatasi all'Università di Roma "La Sapienza" ed educatrice, appassionata di giornalismo e fotografia.

“ Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo ”, questo il titolo della mostra inaugurata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli il 12 dicembre e che avrà luogo fino al 9 marzo.

Una raccolta di 400 reperti –dono di istituzioni nazionali ed internazionali- accoglierà gli occhi ignari di chi si farà spettatore dei tesori dell’immenso patrimonio sommerso delle nostre terre, con ben nove sezioni in cui perdersi, come in un labirinto da cui non voler uscire:

1) Tesori sommersi; 2) I primi passi dell’Archeologia subacquea; 3) Relitti; 4) Vita di bordo; 5) Navigazione, mito e sacro; 6) Il mare, via dei commerci; 7) Il mare e le sue risorse; 8) Bellezza ed otium; 9) Acque profonde.

Il percorso convoglierà poi in un locus dedicato ad un approfondimento sull’antico porto di Napoli, i cui resti sono stati ritrovati nel corso degli scavi della metropolitana, in Piazza Municipio.

Varcata la soglia dell’edificio, il visitatore si troverà innanzi a tutto quanto il patrimonio archeologico subacqueo ha portato alla luce dal 1950.

L’atlante Farnese si rivela però nota di spicco di “Thalassa”, valorizzato con giochi di luce che proiettano sulla scultura di marmo le costellazioni presenti nella sua parte superiore, le stesse di cui si avvaleva chi nel mare aveva dimora e rischiava di perdere la rotta.

“Thalassa” ha il pregio nonché il merito di aver fatto da ponte tra un gran numero di enti e persone, dalla cui collaborazione e connessione, sotto la stella di un progetto comune, hanno dato vita ad una mostra che rende il Mare Nostrum condivisione delle risorse del territorio, oltre che adunanza delle sue bellezze artistiche.

Vi è coinvolto l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana, mentre “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia” ha realizzato il progetto scientifico, condiviso con Sebastiano Tusa –archeologo noto a livello internazionale e tragicamente scomparso nel disastro aereo del marzo 2019-; mostra curata da Salvatore Agizza, Luigi Fozzati, Valeria Li Vigni e Paolo Giulierini.

La promozione è inoltre avvenuta in rete con il Parco Archeologico di Paestum, che ospita invece la mostra gemella “Poseidonia. Città D’acqua” centrata su archeologia e mutamenti climatici, ed infine, con l’unione del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, che verte su “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area flegrea e in Sicilia”.

Un regalo –questa mostra, “Thalassa” – reso possibile da una disciplina che non molti conoscono, l’archeologia subacquea, a cui è stata dedicata perciò una sezione didattica. Ed è essa ad aver dato un’impronta tanto nuova all’esposizione, intenta a raccontare il Mediterraneo attraverso sé stesso.

Paolo Giulierini, direttore del Mann, commenta la scelta del focus sul Mediterraneo:

“Consente una riflessione sul contemporaneo […] è un messaggio di speranza che vogliamo dare attraverso questa mostra perché la conoscenza oggi non deve più avere solo finalità scientifiche ma deve e può servire anche a realizzare una propria opinione e un proprio apparato critico rispetto a problemi attuali, rispetto a banalizzazioni o mistificazioni di paura e di alienazione dagli altri popoli. Il mare ci deve unire, non ci deve dividere.”

Le foto sono gentile concessione di Sergio Coppola e Salvatore Agizza.

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