17.1 C
Napoli
domenica, 2 Ottobre 2022

Teatro San Carlo, 280 Anni e non sentirli

Grazie all'operato del Cimarosa durante la rivoluzione napoletana del 1799, si farà emblema e portavoce degli ideali della rivoluzione francese.

Da non perdere

Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Presente nella centralissima p.zza del Plebiscito, il teatro San Carlo, non costituisce soltanto l’esempio della grandezza storica di una città grandiosa per tradizioni e influssi culturali, ma a pieno diritto il San Carlo è l’esempio di italianità nel mondo. A 280 anni, dal quel fatidico 4 novembre del 1737, giorno in cui fu inaugurato in occasione dell’onomastico del sovrano Carlo di Borbone, che lo edificò per proprio volere anche allo scopo di dar un nuovo luogo alla città con cui identificare sia il potere regio quanto allegare la passione presente in Napoli per l’arte canora e la lirica.

Carlo di Borbone affidò la costruzione all’arch. Giovanni Antonio Medrano ed al direttore del teatro San Bartolomeo, Angelo Carasale. In un cantiere di otto mesi ed una spesa di 75 mila ducati il primo complesso lirico italiano, il tempio dell’arte canora e musicale italiana è concluso.
Ma al di là dell’opera di costruzione anche nell’inaugurazione ci fu un vero red-Carpet. Il primo libretto, “l’Achille di Sciro” reso per l’occasione dal poeta Pietro Metastasio, musicato dal maestro Domenico Somma.

La grandezza di un tale spettacolo certamente non poteva restare infeconda nell’Europa del 700′ e nel restaurato “bel Regno”. Infatti, moltissimi artisti e tra i maggior esponenti della “Classica”, scelsero il banco di prova partenopeo del San Carlo come Haynd oppure il giovane Mozart; ne tanto meno fu infecondo il rapporto con la Scuola Napoletana che racchiudeva i conservatori presenti nel regno , da cui spiccano i maestri Domenico Cimarosa e Giovanni Paisiello. E proprio grazie all’operato del Cimarosa durante la rivoluzione napoletana del 1799, si farà emblema e portavoce degli ideali della rivoluzione francese.

Nonostante il pericoloso incendio che nel 1816 rischiò di distruggere interamente il complesso teatrale, come attestano le opere pittoriche di molteplici artisti quali il Fergola o il Pitloo, in circa un anno lo stabile, su intervento di Ferdinando I di Borbone, riprese quella bellezza che porterà uno degli spettatori più insigni avuti, lo scrittore francese Stendhal, nel paragonarlo in qualcosa di abbagliante e di stupendo da sembrare la dimora di un imperatore orientale.

Ma negli anni il banco di prova del San Carlo per i massimi artisti del passato, come Paganini, Bellini a Verdi e Mercadante, anche quello più recente come Debussy , ha rafforzato il prestigio oltre che il fascino per un luogo spesso emblema del paradiso nascosto dentro le mura di Napoli e metafora della stessa bellezza.

image_pdfimage_print

Ultimi articoli