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martedì, 31 Gennaio 2023

Tasse: dal ’95 aumentate del 40%

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Raffaele Della Rotonda
Collaboratore XXI Secolo.

Secondo la Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato di Mestre, le tasse sono cresciute il doppio dei redditi tra il 1995 e il 2013. In questo lasso di tempo, infatti, il prelievo fiscale medio sulle famiglie è aumentato del 40%. Stando ai dati elaborati dalla Cgia, sulle famiglie italiane grava un carico fiscale medio annuo di oltre 15.300 euro.

Tra il 1995 e il 2013, il peso dei tributi è aumentato del 40,4% (circa 4.400 euro – ndr). Si tratta di una crescita più che doppia rispetto a quella fatta registrare dal reddito nominale netto medio disponibile (+19,1%). Purtroppo, sempre nello stesso arco temporale, il reddito reale, cioè il potere d’acquisto, è crollato del 19%.

I dati della Cgia rappresentano una situazione critica che riguarda circa 26 milioni di famiglie italiane, aggravatasi ulteriormente con l’avvento della crisi.

Con troppe tasse e meno soldi a disposizione, tra il 2007 e il 2013, i consumi delle famiglie, al netto dell’inflazione, hanno subìto una caduta verticale (-13,4%) che ha portato ad una contrazione media della spesa, per ciascuna famiglia italiana, di quasi 5.500 euro.

“Nonostante l’Italia sia un Paese di tartassati – commenta il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – i servizi che le famiglie e le imprese ricevono dallo Stato spesso non sono all’altezza delle aspettative. Dalle infrastrutture alla sanità, dai trasporti all’istruzione, in molte Regioni la qualità e la quantità di questi servizi erogati è spesso inaccettabile. Con gli effetti della crisi che non accennano a diminuire e con una pressione fiscale che rimane su livelli record, i bilanci familiari rischiano di rimanere ancora in rosso, penalizzando anche quelli degli artigiani e dei piccoli commercianti che vivono quasi esclusivamente dei consumi del territorio in cui esercitano l’attività”.

Inoltre, “l’aumento delle tasse locali – conclude Bortolussi – è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni ’90. L’introduzione di alcune tasse locali – come l’Isi, l’Ici, le addizionali comunali/regionali Irpef, l’Imu e la Tasi – ha fatto impennare il gettito della tassazione locale che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite alle Autonomie locali. Insomma, né lo Stato né le Regioni e gli enti locali sono riusciti a frenare la spesa, continuando invece ad agire sulla leva fiscale, penalizzando soprattutto le famiglie e le piccole imprese”.

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