mercoledì 24 Luglio, 2024
31.3 C
Napoli

Articoli Recenti

spot_img

Syd Barrett, diamante imploso del rock

L’esperienza artistico-musicale di Syd Barrett potrebbe essere correlata al termine inglese medievale della lirica di Baudelaire di “spleen” con una tendenza analoga alla sindrome di Borderline.

Nato il 6 gennaio 1946 a Cambridge, luogo in cui diede il via alla variegata forma sperimentale e creativa dell’ars musicale ancor prima di divenire il front-man dei Pink Floyd, fondati con l’amico Roger Waters, tra 1965-68 venendo liquidato e ingoiato da quell’arte che egli stesso aveva tenuto a battesimo divenendo l’iconografia del rock progressive d’oltremanica.

L’apporto al limite del loop della pratica della dissonanza e della distorsione in una fase del rock acido, praticato personalmente attraverso il consumo di sostanze allucinogene al limite dell’alienazione, trova realizzazione nella breve produzione discografica di pietre miliari del genere comeThe Piper At The Gates of Dawn” con i Pink Floyd e i due album solisti “The Mandcap Laughes” e “Barrett” fino all’abbandono delle scene.

La capacità creativa e sperimentale del Syd Barrett compositore si allega alla dissociazione mentale dello stesso e trova forma in quadri musicali in cui l’onirico, la favola arrivano nella deformazione allucinata che si intravede nel singolo “Intestellar Overdrive”, l’applicazione visionaria  di un’imaginery nevrotica che correla il presente moderno in una collettiva fragilità esistenziale.

L’avanguardia di Syd Barrett venne capita tanto latamente dalla macchina dell’industria musicale quanto dai titani del rock, come si evince dalla produzione di Waters e Gilmor ai suoi album da solista oppure a voler per lui un ruolo pari a quello di Brian Wilson dei Beach Boys.

Proprio gli ex compagni della band hanno tracciato l’immagine icastica della grandezza fragile di Barrett attraverso numerosi episodi cui la musica dei Pink Floyd ha reso immortale, facendo dell’anticonvenzionale e dilaniato Barret l’eroe mancato, pari al personaggio shakespeariano prediletto, Re Lear.

Se alcune tracks  richiamano all’apporto dell’immaginario di Syd Barret come “The Great Gig in the Sky” oppure “Confortably Numb”, mera cronistoria del rapporto problematico tra l’idea umana, folle e artistica di Barret e i Pink Floyd trova forma plastica nell’album “Wish you were here”.

L’aneddoto fondamentale che funge da input al concept album è dato da un incontro presso gli Apple Studios durante una session tra Gilmor e Waters di un Barrett pelato, ingrassato e con lo sguardo perso nel vuoto.

L’impatto emotivo ebbe caratterizzazione nella doppia traccia di “shine on you crazy diamond“, un complaint che assume  una tonale forza drammatica, restituendo lo sgomento doloroso di una perdita artistica e umana e di cui sentivano il peso attraverso l’urlo di un coro euripideo accresciuto dalla carica strumentale.

Ultima consacrazione per il diamante Barrett è stato l’apporto dato a nuove forme evolutive del rock, innalzato al giusto riconoscimento nel 1996 con l’ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame.

Domenico Papaccio
Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."