Cr(e)scitiello!

Sembrava di assistere ad una trasmissione di Telepadania all'inizio degli anni 90, invece era un programma di Sportitalia del 2019 condotta da un giornalista di Avellino.

E io che da piccolo volevo scegliere tra due mestieri, che più di tutti mi affascinavano e cioè lo spazzino, che mi avrebbe permesso di girare per la mia città quando la maggior parte dei concittadini erano a letto, per pulirla con amore o il pastore di montagna, il “pecoraro”, in compagnia di animali docili e preziosi- un poco c’entrava pure Heidi- che mi avrebbero insegnato la generosità e la temperanza, sono rimasto smarcato, disilluso, consapevole ora, che avevo scelto  male. Il conduttore principe, nonchè responsabile di Sportitalia, Michele Criscitiello l’ha presa proprio come peggio non poteva, quando uno pseudo tifoso del Napoli, che evidentemente ritiene il mestiere di pecoraro, degradante (ma cosa avevo in testa a dieci anni) gli ha dato del ruffiano. A questo punto l’anchor-man ha iniziato a far salire i giri alla sua capacità di pazienza, che non doveva essere grande, prima sfidandolo con un tono che poco si addice ad un equilibrato giornalista e poi scadendo nel terreno consono al suo avversario, nel quale Michele ha dimostrato di stare a suo agio. Ad un certo punto ha lanciato la grande offesa, “il napoletano lo fai a casa tua” gli ha detto. Io che napoletano lo sono sempre stato, mi sono reso conto che non solo avevo toppato nella scelta professionale ma avevo sbagliato anche a nascere nella città che- illuso che non sono altro- credevo essere la più bella del mondo e che il mio habitat deve limitarsi alle quattro mura di casa mia, come un animale do zoo. Un bel colpo alla mia autostima quei 5 minuti di battibecco poco decorosi per un professionista dell’informazione, per giunta sportivo, che dovrebbe promuovere integrazione e tolleranza in maniera ancor più convinta, perchè questo è lo sport. Noi crediamo che Michelone, tutt’ora orgoglioso dei suoi trascorsi di “ultras avellinese” – e ci mancherebbe, è padrone di esserlo- fatichi però a svestirsi dai panni di supporter curvaiolo, con le relative dinamiche di inimicizie proprie di quel mondo e che con il suo attuale mestiere hanno niente a che vedere. Sembrava quasi che il conduttore alimentasse quel ridicolo diverbio, quando si poteva interrompere la telefonata in qualsiasi momento, appena si è avvertito il tono di quel sedicente tifoso napoletano le cui farneticazioni lasciavano il tempo che trovavano. Ci avrebbe fatto miglior figura il ragazzone avellinese del quale siamo tutti, sinceramente, orgogliosi per suoi successi su suolo nazionale (noi tifiamo, come dice Gianni Simioli per gli Stati Uniti della Campania) ma che forse deve crescere un po nel suo percorso professionale. Glielo dicono i “convinti” (poveri noi) che è una fortuna che i napoletani non siano rimasti a casa propria. La loro espansione ha contribuito a rendere il mondo un posto migliore, più allegro e più spensierato.

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