Oggi Superman ha fatto il suo ingresso nei cinema italiani; il nuovo film targato DC è la ventata d’aria fresca che da molto aveva preannunciato James Gunn, ormai alla direzione insieme a Peter Safran del nuovo DC Universe. James Gunn è prima di tutto un regista dalla carriera invidiabile, a partire dalla trilogia I Guardiani della Galassia, passando per il sequel di Suicide Squad, fino alla sua ultima impresa, Superman. La prima impresa del DCU è stata però una serie animata, Creature Commandos, in pieno stile James Gunn che ne è stato lo showrunner: il regista ama i mostri, i freaks, personaggi incompresi di cui ama analizzare la psicologia e sviscerarne la storia… Ah sì, Gunn apprezza anche un po’ di splatter.
Tutti elementi che però non sono presenti in Superman: il primo lungometraggio del DCU (tra l’altro molto simbolico che sia proprio su Superman, il primo supereroe della storia) per mood, regia e fotografia vuole conquistare il cuore del pubblico ed evita quindi gli stilemi più tipici di Gunn.
Tanto a dividere il pubblico ci pensano i chiari riferimenti all’attualità e alle guerre in atto, ma altrettanto chiaro è il pensiero politico del film, reso ancora più esplicito dai commenti del regista. Forse non molti si aspettavano che Superman sarebbe stato così politico, ma Gunn ha miscelato bene un intrattenimento efficace e accattivante all’impegno di tematiche morali e umane, ancor prima che politiche. Quali sono quindi i punti di forza di questo nuovo capitolo della storia dei cinecomics?
Le decisioni e le azioni: la trama di Superman
Il film inizia con una premessa: non vedremo le origini del supereroe, d’altronde a raccontarcele ci hanno pensato già i molti cinecomics precedenti. Superman è già da un po’ al servizio della Terra, proteggendola sia da minacce esterne che interne, ad esempio impedisce l’invasione del Jarhanpur da parte della Boravia. L’opinione pubblica si divide così tra chi gioisce dell’intervento di Superman e chi invece si interroga sulla sua forza e sulla sua intromissione negli affari di Stato.
Il film però inizia con qualcosa di nuovo, a cui il pubblico non è abituato: Superman viene sconfitto per la prima volta. La battaglia è stata contro il misterioso Martello di Boravia che si rivela manovrato dallo spietato Lex Luthor, proprietario della LuthorCorp intenzionato a distruggere Superman.
Altra arma nelle tasche di Luthor è il ritrovamento nella Fortezza della solitudine del video lasciato dai genitori biologici all’eroe kryptoniano quando giunse sulla terra. Tuttavia, il messaggio cela una seconda parte di cui Clark Kent (alter ego dell’eroe) non era a conoscenza, una parte che alimenta i dubbi, nonché la diffidenza e la paura che circondano Superman, proprio in virtù del suo essere un alieno. Il supereroe affronterà un’altra villain potente, Engineer, che ha accettato di sostituire il suo sangue con robot microscopici. Le imprese da affrontare saranno molte, dal conflitto politico alla conquista di un posto nel mondo e non mancherà un’avventura in un altro universo.
Oltre il cinecomic: il contesto politico
Questo film è apertamente politico, l’ha dichiarato senza mezzi termini James Gunn che ha ribadito la natura di immigrato di Superman. “Superman è la storia dell’America – ha dichiarato Gunn – Un immigrato che è arrivato da altri luoghi e ha popolato il paese, ma per me è soprattutto una storia che afferma che la gentilezza umana di base è un valore e che è qualcosa che abbiamo perso”. Ancora più decise le parole di suo fratello, Sean Gunn: “Adoriamo i nostri immigrati, Superman è un immigrato e sì, anche le persone che ricevono il nostro sostegno, in questo paese, sono immigrati. Se non apprezzate questo, non siete americani. Chi dice no agli immigrati è contro i valori americani”.
La questione immigrazione è sempre stato una tematica calda in America, anche a causa del razzismo endemico, ma dall’insediamento di Trump ha assunto sempre più importanza e il film lo ha evidenziato. Molti sono anche i riferimenti ai conflitti in atto: il presidente della Boravia (nazione immaginaria così come l’altro stato coinvolto) parla una lingua vicina al russo rendendo evidente il rimando a Putin e alla sua “guerra per liberare l’Ucraina dal nazismo”.
Invece il Jarhanpur è un chiaro rimando al conflitto israelo-palestinese: così come Israele, anche la Boravia vanta una forza militare ben organizzata, mentre lo stato invaso così come la Palestina vive un genocidio che fin troppi ignorano. Gli abitanti del Jarhanpur, il cui rimando più evidente alla Palestina è la comune origine araba, sono piegati dalla povertà e dalla crudeltà del conflitto. Il film però vuole sperare in un futuro migliore, incarnato nella gentilezza di Superman, alias Kal-El (dall’ebraico “Voce di Dio”).
Il conservatore dietro Lex Luthor
Altra figura cardine è proprio Lex Luthor che incarna i Wasp americani, in particolare i dirigenti delle aziende tecnologiche, legati in modo fermo al profitto e che negano i diritti delle minoranze. Chi altri se non Elon Musk, soprattutto dopo il suo coinvolgimento nelle politiche di Trump? Lex Luthor insomma incarna l’americano che dimenticando le sue origini e sfruttando il suo privilegio sociale vuole escludere e schiacciare ciò che è diverso, lontano dalla sua concezione culturale e tradizionale. Insomma il prototipo di un umano deumanizzato che nel corso del film decide della vita delle persone con estrema facilità e non curanza, riducendo quelle le vite umane a semplici numeri, proprio quelli con cui a che fare nella sua azienda.
Superman è umano, il più umano
Il leitmotiv del film è la ricerca di un’appartenenza: Superman si sente umano, ma è circondato da persone che ribadiscono con forza che lui è diverso, è un alieno e per questo è pericoloso. Tuttavia Clark Kent cresce sulla Terra e le cure amorevoli di Martha e Jonathan Kent gli insegnano in modo preciso cos’è giusto e cosa non lo è. L’obiettivo del protagonista è quindi trovare un posto nel mondo. Le azioni e le scelte definiscono la persona, il film lo ribadisce più volte. Questo Superman, per quanto venga ribadita di continuo la sua immane gentilezza, non è perfetto.
A livello di forza fisica viene sconfitto proprio a inizio film e il suo modo di combattere è ancora acerbo, tanto che Lex Luthor ne prevede le mosse senza problemi. È acerbo anche nelle intenzioni e ciò lo dimostra l’intervista con Lois Lane, momento in cui lui va sulla difensiva, mostrando di non aver ragionato sulle conseguenze del suo intervento in Boravia e di avere una morale poco matura, quasi fanciullesca, in cui il bianco e il nero sono spazi ben definiti. Superman però è anche molto umano e ci appare nell’insieme delle scene molto fragile, giustamente fragile, soprattutto quando appare emotivamente distrutto. Il pubblico ha così la possibilità di empatizzare e di scoprire la vera speranza che Superman rappresenta, quella che nasce dalle ceneri di un uomo distrutto.
In conclusione…
Gunn ha svolto un eccellente lavoro mostrando un Clark Kent umano, ma anche il pensiero complesso e razzista dietro l’operato di Lex Luthor che forse desidera in fondo ciò che desidera Superman, ma spinto da sentimenti malsani, agisce in modo crudele. Alcune immagini del film sembrano fatte per rimanere impresse nel cuore dello spettatore e l’armonia tra le scene divertenti e quelle più epiche dà il giusto valore a ciò che questo film voleva essere: il primo passo di un nuovo DCU.








