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martedì, 9 Agosto 2022

“Super-boh” e “boh”, i nuovi ingressi nella lingua italiana

L'interiezione "boh", che esprime incertezza e sospensione del giudizio, è l'emblema del senso di spaesamento che i giovani stanno provando in questi anni difficili. Adesso l'interiezione sembra potenziarsi ulteriormente

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

Il linguaggio, si sa, è in continua evoluzione. Negli ultimi anni i social network, la televisione e le nuove tecnologie hanno dato vita ad un processo di grande cambiamento della nostra lingua italiana. Tra gli ultimi neologismi che sembrerebbero da poco entrati nell’uso quotidiano c’è “super-boh”.

L’interiezione “Boh” usata ormai da tempo vuole esprimere incredulità ed incertezza. Questa interiezione sta per diventare una sorta di prefisso collegata ad altre parole. Avrete sicuramente già letto da qualche parte la parola “boh-vax”.

Questa interiezione è dunque una di quelle parole invariabili (con particolari oscillazioni fonetiche e grafiche che consentono varie sfumature) capaci di esprimere una reazione improvvisa dell’animo (tipo “toh!”, “ehi!”, magari!, “beh?”).

Boh” ci consente di esprime con grande sintesi il nostro stato d’animo, in modo particolarmente efficace nella lingua parlata, durante svariate situazioni. Per iscritto boh si usa soprattutto nei testi in cui viene usato il linguaggio colloquiale.

Non siamo a conoscenza dell’etimologia di questa interiezione. Il linguista Tullio De Mauro sostiene sia soltanto un’espressione onomatopeica, cioè la trascrizione di un probabile suono che si produce quando si esprime incertezza. Non è traducibile in altre lingue poichè non esiste.

Il dizionario Treccani ha accolto l’interiezione solo nel 2016. La “generazione boh” è quella dei giovani nati all’inizio del 2000, i cosiddetti millennials. Un generazione caratterizzata da un senso di incertezza, spaesamento e precarietà per le incerte condizioni economiche e sociali, ma anche dalla consapevolezza di saper utilizzare le risorse delle nuove tecnologie elettroniche e della comunicazione in internet.

Non a caso, il primo a usare l’espressione (nella versione “generazione boh”) è stato il rapper italiano Fedez nell’album “Pop-Hoolista” del 2014. Il ritornello? «Generazione televoto coi cervelli sottovuoto / Sempre più risucchiati dal televuoto / Generazione beat? / Generazione pop? / No! Rigenerazione / Generazione boh».

Il grande Pier Paolo Pasolini, negli anni ’60, aveva rovesciato il celebre verso dantesco parlando dell’Italia come “Il bel paese dove il NO suona”. Ci aveva visto lungo. Infatti si può dire che negli ultimi anni quel “no” risuona fortemente, soprattutto in politica: “no vax”, “no tax”, “no global”, “no mask”.

Ora è il momento del “boh” e del “super-boh”. Stanno già salendo alla ribalta allora i “boh green pass”, i “boh euro”, i “boh recovery fund” e i “boh vaccini”. Staremo a vedere.

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