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sabato, 3 Dicembre 2022

Studio di Cgia: nel 2020 ogni italiano perderà 2500 euro

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

L’anno 2020 sta per concludersi. Tutti ci chiediamo che peso avranno le conseguenze economiche scatenate dal Covid-19 sui redditi degli italiani. Uno studio fatto dalla CGIA ci dice che in questo 2020 ogni italiano ha perso mediamente quasi 2500 euro, con punte di 3.456 euro a Firenze, di 3.603 a Bologna, di 3.645 a Modena, di 4.058 a Bolzano e addirittura di 5.575 euro a Milano.

Lo studio in realtà non è altro che una stima della contrazione del valore aggiunto per abitante a livello provinciale. Addirittura dallo studio è emerso che il Pil del Sud Italia sarà simile a quello del 1989, con una contrazione di circa il 9%.

Se andiamo addirittura a guardare i dati su base regionale emerge che Molise, Campania e Calabria torneranno al Pil conseguito nel 1988 e la Sicilia addirittura a quello del 1986. Probabilmente però i dati sono sottostimati poichè sono aggiornati al 13 ottobre e non tengono conto ancora delle conseguenze economiche durissime degli ultimi DPCM, soprattutto per le regioni “rosse”.

Paolo Zabeo, il Coordinatore di CGIA che ha diretto lo studio sostiene: “Soprattutto nel Mezzogiorno, che è l’area del Paese più in difficoltà, c’è il pericolo che le organizzazioni criminali di stampo mafioso cavalchino questo disagio traendone un grande vantaggio. In questa fase di emergenza, pertanto, tutto ciò va assolutamente evitato.

Bisogna sostenere con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche una buona parte delle altre.  Bisogna sostenere soprattutto le attività artigianali e commerciali, che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel proprio negozio.”

Il problema non risulta sussistere solo nei contributi alle attività e alle aziende. Gli ultimi decreti legge prevedono dei bonus per aiutare le attività a breve termine. La cosa fondamentale è che si riesca in qualche modo a rilanciare la domanda interna. Questo è possibile solo grazie alla riduzione dei contributi in modo che possano ripartire alla grande consumi ed investimenti.

La nuova riforma fiscale verrà introdotta solo a partire dal 2022 e gli investimenti nelle grandi infrastrutture sono legati ai finanziamenti del Next Generation EU che probabilmente arriveranno verso la fine dell’anno. Insomma il loro effetto sarà visibile solo nell’anno successivo.

Ma la preoccupazione più grande riguarda l’occupazione. Il Sud, che già risentiva del problema dell’occupazione prima della pandemia, sembra ancora una volta mostrare una contrazione più forte. Qui il numero di occupati diminuisce in maniera evidente rispetto al 2019. La Calabria mostra il dato più preoccupante (-5,1%), poi la Campania (-3,5%) e la Sicilia (-2,9%). Al Nord la regione più colpita invece è la Valle d’Aosta (-3,3%). L’unica regione in Italia che sembra essere in crescita è al momento il Friuli Venezia Giulia (+0,2%).

Con il blocco dei licenziamenti, gli occupati del 2020 sono circa 500mila unità in meno rispetto all’anno precedente. Il dato, certamente negativo, però sarebbe stato peggiore se il Governo non avesse introdotto questa misura. Non possiamo dimenticare che l’occupazione è un dato molto importante non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale.

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