Strage di Capaci: 28 anni fa Falcone ucciso dalla mafia Un giorno che ha segnato la storia dell'Italia, il giorno in cui lo Stato ha dovuto rimettersi in piedi contro il male

Il 23 maggio 1992 l’Italia vide il male da vicino, toccò con mano dove possono arrivare certi infimi meccanismi e come possono colpire la parte migliore della società, quella che lotta ogni giorno per un mondo più giusto, facendo il proprio dovere con onestà e rettitudine: 28 anni fa, il giudice Giovanni Falcone perse la vita nella tristemente famosa strage di Capaci, ad opera di Cosa Nostra.

Alle 17:57 di quel giorno, tre Fiat Croma blindate, dirette dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, viaggiavano sulla autostrada A29; a bordo, il giudice, sua moglie e gli agenti della scorta. Giunte allo svincolo di Capaci, le cinque auto saltarono in aria per l’esplosione di una bomba collocata sul bordo della strada e che sventrò 50 metri di carreggiata.

Il giudice morì all’istante; persero la vita anche tre poliziotti della scorta e la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, che lo raggiunse a distanza di poche ore. 23 i feriti, tra cui l’autista Giuseppe Costanza, estratto ancora in vita dai soccorritori.

Nel corso del famoso maxi processo, si è scoperto che l’uccisione di Falcone era stata decisa durante alcune riunioni delle “Commissioni” regionale e provinciale di Cosa Nostra, tra  settembre e dicembre del 1991, presiedute dal boss Salvatore Riina, morto quasi tre anni fa nel carcere di Parma.

La mano che aveva azionato il detonatore fu quella di Giovanni Brusca, altro esponente della criminalità organizzata, poi condannato per aver commesso più di cento omicidi. Si professava solo mandante dell’attentato e dichiarò di aver partecipato anche alla strage di via D’Amelio, a Palermo, in cui il 19 luglio 1992 perse la vita un altro magistrato, eroe contro la mafia: stiamo parlando del giudice Paolo Borsellino, amico e collega di Giovanni Falcone.

La strage di Capaci ha segnato la storia del nostro Paese: simbolo della lotta tra il bene e il male, non deve essere mai dimenticata, affinchè le vite spezzate ingiustamente continuino a lasciare traccia del loro operato.

Print Friendly, PDF & Email

more recommended stories