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martedì, 18 Gennaio 2022

Storia della Cappella Brancaccio

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Deborah Santorohttps://www.21secolo.news
Laureanda in Archeologia e Storia delle Arti presso l’Università Federico II di Napoli, ama riportare alla luce la storia dei luoghi del passato, senza tralasciare miti e leggende, considerate parte importantissima della cultura popolare. Amante delle arti culinarie, si diletta ai fornelli. Crede nel giornalismo al servizio della verità e ad essa si presta.

Dio Nilo
Statua del dio Nilo

Nel cuore del centro storico di Napoli, esattamente in Piazzetta Nilo, sorge la suggestiva e colorata Chiesa di Sant’Angelo a Nilo, meglio nota anche come Cappella Brancaccio. La piazza prende il nome dalla poderosa statua dell’omonimo dio, posta li accanto dalla comunità alessandrina che circa 2mila anni fa abitava la Napoli greco-romana e che al dio Nilo era assai devota.

La chiesa, oggi estremamente ricca di opere d’arte, fu iniziata nel 1385 quando il Cardinale Rinaldo Brancaccio fece erigere per sua volontà una prima cappella accanto al palazzo di famiglia, in onore di Sant’Angelo e San Marco. Tuttavia, risale solo al 1709 il rifacimento dell’architetto e ingegnere napoletano Arcangelo Guglielmelli che dona alla costruzione il suo aspetto attuale.

interno
Interno della Chiesa

Il portale principale presenta un architrave con figure di angeli e un affresco collocato nella lunetta, purtroppo in cattivo stato di conservazione, in cui compaiono la Vergine con i santi Michele e Baculo e il Cardinale Brancaccio. Il portale laterale, invece, ospitava nella lunetta una rappresentazione scultorea di San Michele, poi in secondo momento trasferita all’interno della chiesa.

La chiesa, al suo interno, presenta decorazioni marmoree risalenti al XVII e XVIII secolo oltre a stucchi disegnati dallo stesso Guglielmelli che fungono da contorno alle tele di Giovanbattista Lama, tra le quali spicca I Santi in adorazione del Volto Santo. Un grande organo barocco adorna la controfacciata della chiesa mentre la prima cappella sulla destra ospita le reliquie della matrona Candida, risalenti al VI secolo, e la tela del pittore napoletano Carlo Sellitto raffigurante l’apparizione della Vergine Maria a Santa Candida, databile al 1641. Al di sopra dell’altare maggiore troviamo il dipinto del senese Marco dal Pino, realizzato nel 1573 e raffigurante San Michele Arcangelo mentre sul lato destro della sagrestia vi è il tabernacolo in marmo attribuito a Giovan Tommaso Malvito.

Sepolcro del Cardinale Rinaldo Brancaccio
Sepolcro

Mentre alla sinistra dell’altare troviamo i monumenti sepolcrali dei Cardinali Stefano e Francesco Brancaccio, realizzati dagli scultori Bartolomeo e Pietro Ghetti, alla destra dell’altare troviamo la più importante opera conservata all’interno della chiesa, il Sepolcro del Cardinale Rinaldo Brancaccio realizzato tra il 1426 e il 1428 da Donatello e Michelozzo. Alta oltre 11 metri e mezzo e profonda oltre 4 metri e mezzo l’opera fu completata già nel 1427, quando il cardinale era ancora in vita, ma giunse da Pisa a Napoli via mare solo nel 1428. Al di sopra di uno zoccolo, due colonne sorreggono un arco a tutto sesto affiancato da pennacchi decorati con lesene scanalate. Più in alto, sopra l’arco a tutto sesto, sorge una cuspide in stile gotico. Al suo centro un tondo in cui vi è raffigurato il volto del redentore mentre ai lati due statue a tutto tondo di puttini con trombe. Il sarcofago, sorretto da tre cariatidi, si trova al di sotto di questa costruzione e presenta due stemmi nei lati e il rilievo sticciato raffigurante l’Assunzione della Vergine, realizzato sicuramente da Donatello, sul fronte. Al di sopra del sarcofago vi è la rappresentazione marmorea del defunto, sprofondato in un sonno eterno, affiancato da due angeli che delicatamente spostano verso l’esterno una parte del tendaggio che dall’arco a tutto sesto situato in alto, cade verso il letto del Cardinale.

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