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giovedì, 20 Gennaio 2022

Stefania Giannini pronta a cambiare la scuola

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E’ innegabile, i bambini di oggi sono più svegli, perspicaci, intelligenti e reattivi. Tablet, smaphone e computer non hanno segreti per loro. Forse da queste considerazioni è partita la proposta del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, di anticipare la scolarizzazione a 5 anni e iscrivere tutti i bambini alle primarie un anno prima, “lo strumento migliore non è una scuola superiore di soli quattro anni ma la possibilità di mandare i figli a scuola un anno prima, una scuola dell’infanzia che duri solo due anni, come accade già in altri paesi”.

Il Ministro dell'Istruzione Stefania Giannini
Il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini

Un’idea sulla quale il ministro è al lavoro da tempo. La sperimentazione del liceo di 4 anni avviata da Profumo e ripresa dalla Carrozza coinvolge per ora 6 scuole, ma non convince la Giannini “utilizzare come strumento di accelerazione degli studi soltanto il taglio di un anno delle superiori, senza rimodulare il resto non mi sembra la strada giusta. Ho l’impressione che ci sia un’ottima scuola primaria, licei e scuole superiori con punte di eccellenza, ma la scuola inferiore dovrebbe essere rivisitata”.

Insomma, addio a costruzioni, disegni e abaco sotto il braccio per i nostri bimbi? La situazione delle scuole per l’infanzia in Italia è già molto complessa vista la scarsità di posti negli istituti pubblici e comunali, spesso c’è la necessità di ricorrere a strutture private dalle rette spesso carissime. Il ritorno al lavoro immediatamente dopo la maternità rende difficile la gestione familiare del tempo e delle finanze. Su questo tema interviene, in parte anche il Ministro Giannini, spiegando il proprio punto di vista sul rapporto tra scuole statali e scuole paritarie “serve un sistema integrato, composto da entrambi gli istituti, per dare alle famiglie la possibilità di scegliere il percorso educativo dei propri figli. Purtroppo in Italia la struttura del pregiudizio sulle scuole paritarie è più forte della cultura del giudizio, per questo c’è ancora tanta polemica sugli istituti privati. Ma deve essere chiaro che anche queste scuole fanno servizio pubblico: pubblico non significa gestito dallo Stato, ma a favore della comunità”.

L’idea di anticipare l’obbligo a 5 anni non è affatto nuova. Già alla fine degli anni Novanta quando il ministro era Luigi Berlinguer venne messa sul tavolo questa ipotesi ma la si accantonò perché ritenuta di difficile realizzazione.

Dura la reazione del leader della Flc-Cgil che condanna il metodo “non si può aprire una discussione sulla durata dei percorsi di studio sui giornali. E’ opportuno rilasciare meno interviste e spiegare al Paese – afferma il segretario generale Mimmo Pantaleo – cosa esattamente si intende fare per migliorare il sistema di istruzione e con quali risorse. In realtà si ripropongono le stesse ricette fallimentari della ex Ministra Gelmini”.

Plaude alla proposta l’Anief (Associazione Professionale Sindacale, formata da docenti e ricercatori in formazione) secondo cui “bisogna adeguarsi ai tempi che cambiano e sbagliano gli altri sindacati ad essere conservatori”.

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