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martedì, 18 Gennaio 2022

I “senza-mondiali” un dramma calcistico per l’Italia

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Quando un mondiale vinto può avere effetti collaterali dannosi.

È  la sintesi un po’ forzata,  ma sicuramente non priva di un certo fascino che si può tentare di fare all’uopo dell’onta subita dal calcio italiano, dell’estromissione dal mondiale di calcio che si svolgerà in Russia a partire dal prossimo 14 giugno. Una rassegna che racconta molto di più di un torneo di calcio; un incontro di cultura, popoli e religioni, che si mescolano, intrecciano e uniscono all’altare del dio pagano della pelota, in una esplosione che esalta i colori e le diversità, senza quasi mai bere il calice amaro delle tossine legati alla vittoria ad ogni costo, che contrariamente infetta tante gare dei nostri campionati. Insomma, l’elisir più adatto per far ringiovanire il nostro calcio rugoso fatto di offese, discriminazioni, sospetti e settori separati. E l’Italia pallonara cosa è riuscita a fare: non si è qualificata. Mai come in questo caso, non vale la pena sparare addosso al nome di turno che può essere quello del c.t. Ventura,  oppure del presidente federale Tavecchio, o della lega di A che sicuramente hanno contribuito fortemente a rendere reale il peggior incubo di una nazione calciodipendente come l’Italia.  Soffermandosi  piuttosto sulla globalità dello sport Italiano, che fonda i suoi più grandi successi soprattutto sui sacrifici personali dei singoli atleti che se dipendessero solo dalle strutture non avrebbero modo di esistere, le autorità sportive in genere, preso atto del successo di turno, ringraziano il protagonista, si appuntano la medaglia e senza tanto preoccuparsi di costruire, aspettano il prossimo podio chissà da chi e come  guadagnato. Nel calcio poi, nella mente dei nostri dirigenti sembra essersi radicata una strana convinzione, che ha fatto credere a tutti, che noi italiani vinciamo nel calcio per diritto acquisito, per affinità elettiva con la dea Vittoria. Nemmeno il più grande scandalo calcistico della storia impedì agli uomini di Lippi di trionfare in Germania e questo deve aver fatto nascere, inconsapevolmente si intende, un delirio di onnipotenza in tutti i protagonisti dietro le scrivanie. Il delirio di onnipotenza però, non ti permette di superare la Slovacchia, allora 83esima nel ranking 2010, o la Costarica 78esima nel 2014 protagoniste entrambi delle eliminazioni azzurre negli ultimi due mondiali; e  per questo, non ti fa nemmeno qualificare al mondiale, nello spareggio contro una  Svezia priva di Ibrahimovic. Ti può permettere tutt’al più di restare a casa davanti al televisore, e vedere le partite come consigliato ultimamente dal capitano di questa nazionale, Gigi Buffon, in compagnia di gazzosa e pop corn.

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