Spaghetti aulive e chiapparielli, spaghetti olive e capperi, chiamati spaghetti alla “puttanesca”. Piatto semplice, che a Napoli veniva mangiato già secoli fa, semplice solo negli ingredienti però.
Spaghetti aulive e chiapparielli la soria del nome
Ci sono almeno tre teorie diverse sulla nascita del piatto, o meglio del suo nome. Una teoria vede nascere il nome sui Quartieri Spagnoli, a inizi ‘900 forieri di donne prestanti il più antico lavoro di tutti, e una di esse, una certa Yvette di origini francesi, avesse dato il nome al piatto che serviva ai suoi clienti dopo aver prestato i suoi “servigi”. Altra teoria , nel libro di Jeanne Carole Francesconi “La Cucina Napoletana”, menziona un artista del tempo: Eduardo Colucci, che a Ischia era solito ospitare artisti vari a cui offriva questo primo piatto. Altro protagonista, legato al ristorante O Rangio Fellone, il proprietario, Sandro Petti, inventò questo sugo prelibato negli anni ’50, una notte, intorno alle quattro del mattino, amici affamati chiesero di mangiare qualcosa: “Dai Sandro, è tardi e abbiamo fame, dove vuoi che andiamo, facci una pu…..ta qualsiasi”, dopo poco tornò con spaghetti, aglio, olio, pummarola, olive, capperi e prezzemolo. Un successo. Così nasce il nome che lo stesso Petti poi “addolcì” in pasta alla puttanesca, meno volgare e più raffinato.
La ricetta
La ricetta prevede ingredienti molto spesso già presenti nella casa italiane, specialmente al sud, pasta lunga pomodori (o passata di pomodoro) olive e capperi. Ad alcuni piace aggiungere alici salate e peperoncino.
Un piatto semplice che nasconde tanti segreti e storie dietro la sua bontà infinita.





