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sabato, 15 Maggio 2021

Sloviansk: fuga e confusione

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È fuga da Sloviansk questa mattina, città baluardo dei ribelli filorussi nella zona ad est dell’Ucraina: “prima dell’alba gran parte dei combattenti ribelli e Igor Strelkov (il ministro della Difesa della Repubblica di Donetsk – ndr) sono fuggiti da Sloviansk. Tra i pochi che sono rimasti a Sloviansk regna la confusione”, l’annuncio è stato dato da Arsen Avakov, il ministro dell’Interno ucraino che ha reso noto i nuovi risvolti attraverso il social network Facebook; Strelkov è stato accusato di essere un ex colonnello afferente ai servizi segreti della Russia.

La situazione non volge al termine e gli scontri perdurano senza limite: nella giornata di ieri 9 soldati ucraini sono stati uccisi nella zona a sud est e altri 13 sono rimasti feriti; alle 7.30 del mattino la televisione ucraina Channel Five ha svuotato letteralmente i propri uffici. Un allarme bomba ha messo in stato d’allerta l’intero team che ha arrestato repentinamente le trasmissioni per evacuare l’intero edificio. Dalle indagini della polizia sembra che nessun congegno esplosivo sia stato trovato, anche se uno dei caporedattori ha poi svelato: “ieri Channel Five ha donato un veicolo al battaglione ucraino che partecipa all’operazione anti-terroristica nell’est. Alla mattina abbiamo ricevuto la notizia della bomba”. Non è questo il primo episodio di allarme bomba, nelle ultime settimane le segnalazioni sono state numerose e il capo del Consiglio della Sicurezza e della Difesa nazionale ha imputato alla Russia e ai separatisti la colpa di voler, a tutti i costi, spaventare i cittadini ucraini: “vogliono dimostrare che l’Ucraina è uno Stato instabile, che hanno luogo eventi violenti e strani con certi effetti psicologici. Inoltre si può vedere come i media russi giochino con questi fatti”, ha dichiarato dopo che altri due allarmi erano stati annunciati presso lo stadio Leopoli e l’area della metropolitana di Kharkiv, segnalazioni per fortuna rimaste senza messa in pratica.

Il presidente Poroshenko, lo scorso lunedì, ha arrestato la tregua nella zona orientale dell’Ucraina, dando nuovamente il via alla repressione nei confronti di Donetsk e Luhansk, le due repubbliche popolari: una delle motivazioni alla base della ripresa della repressione è dovuta alla mancata restituzione di tre blocchi di frontiera ancora nelle mani dei separatisti. Kiev imputa a Mosca, che ha intrapreso nuove manovre di tipo militare nel Mar Nero con navi da guerra, elicotteri e cacciabombardieri, l’appoggio ai ribelli e teme l’annessione russa di altri territori, oltre alla Crimea già espugnata nel mese di marzo.

Aumentano, nel frattempo, i rifugiati fuggiti dall’est dell’Ucraina, il cui numero è vertiginosamente salito a circa 150mila, anche a causa delle armi ucraine non approvate dalle convenzioni internazionali, quali mezzi blindati, lanciatori di missili multipli, bombe a grappolo e fosforo bianco, strumenti che hanno causato la morte di molte persone, per la maggioranza civili.
I rifugiati sono ora concentrati, per la gran parte, nella zona occidentale e centrale del paese, in strutture alberghiere, tendopoli o edifici trasformati in dormitori per l’occasione; secondo le stime il numero dei profughi potrebbe salire a 300mila entro la fine dell’anno, accrescendo l’emergenza.

Intanto, nella giornata di ieri Petro Poroshenko ha tenuto un colloquio telefonico con Francois Hollande e Angela Merkel, i quali hanno sottolineato l’urgenza di “organizzare una riunione del gruppo di contatto” entro questo fine settimana “al fine di concordare le condizioni di un cessate il fuoco”. Dalla sua, Poroshenko ha comunicato a Catherine Ashton, capo della diplomazia europea, la sua volontà di predisporre dei colloqui con i separatisti filorussi e con i delegati russi, nella giornata di oggi. Si attende il consenso della controparte.

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