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martedì, 25 Gennaio 2022

Siviero: lo 007 dell’arte che salvò la bellezza italiana

Rodolfo Siviero è lo 007 dell’arte a cui dobbiamo il salvataggio e il recupero di molte opere d'arte trafugate durante la Seconda guerra mondiale. Egli passò tutta la sua vita a recuperare i capolavori razziati nel corso della seconda guerra mondiale, mettendo l'arte al di sopra di ogni cosa

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Rodolfo Siviero, definito “lo 007 dell’arte che salvò la bellezza dall’orrore“, passò tutta la sua vita a recuperare e restituire all’Italia i capolavori razziati nel corso della seconda guerra mondiale. A lui dobbiamo il salvataggio e il recupero di molte opere d’arte trafugate durante la Seconda guerra mondiale.

Colto, raffinato, amante dell’arte, spia e agente segreto per il Servizio Informazioni Militare italiano, Rodolfo Siviero è stato un uomo di grande coraggio. Egli recuperò centinaia di capolavori depredati dai nazisti tra il 1938 ed il 1945.

In particolare, tenne sotto controllo le operazioni svolte dal Kunstschutz, un ente tedesco nato con l’obiettivo di salvaguardare le opere d’arte dai pericoli della guerra, ma in realtà in epoca nazista lo scopo era quello di saccheggiare collezioni e sottrarre capolavori, per esempio con la scusa di volerli proteggere dai bombardamenti.

Fu protagonista di numerose operazioni. Siviero riuscì a portare in salvo un famoso capolavoro quattrocentesco, l’Annunciazione di San Giovanni Valdarno (1432), di Beato Angelico. Il dipinto si trovava nel convento francescano di Montecarlo, presso San Giovanni Valdarno (Arezzo), egli all’inizio del 1944, attraverso una rete di informatori venne a conoscenza che Hermann Göring, braccio destro di Adolf Hitler, ossessionato dall’arte, desiderava avere il capolavoro per la sua collezione, in Germania. Siviero, in quell’occasione, riuscì ad avvertire per tempo i frati francescani del convento che prelevarono e nascosero l’opera il giorno prima dell’arrivo dei militari tedeschi.

Tra gli altri famosi salvataggi di cui fu l’artefice ricordiamo quello della celeberrima Danae, di Tiziano, dipinto del 1545 oggi conservato al Museo Nazionale di Capodimonte, a Napoli, o quello delle tempere su tavola di Antonio del Pollaiolo sul tema delle Fatiche di Ercole, conservate alla Galleria degli Uffizi, a Firenze.

Rodolfo Siviero nel 1948, poi, fu scelto dal Governo per trattare la restituzione delle opere trafugate, riuscendo a recuperare molti dei capolavori che i gerarchi nazisti avevano preso in Italia prima dell’8 settembre 1943 e che erano stati portati in Germania con la complicità del regime fascista, come il Discobolo Lancellotti, copia marmorea d’epoca romana di un bronzo di Mirone, diventata simbolo dell’opera di recupero portata avanti da Siviero.

Dal suo ufficio di Roma, a Palazzo Venezia, Siviero organizzò i recuperi servendosi di un’efficiente rete di informatori e muovendosi tra le pieghe della diplomazia europea con grande abilità e altrettanta spregiudicatezza. Continuò il lavoro fino alla scomparsa, il 26 ottobre del 1983.

Sepolto nella cappella di San Luca, in quella che fu la sua amata Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, dove oggi si conservano il suo archivio ed i suoi diari.

Siviero, può essere considerato, l’uomo che ha saputo abbracciare e mettere l’arte al di sopra di ogni cosa. Una figura, la sua, che oggi può e deve fare da monito per non restare indifferenti davanti alla grande bellezza, affinché si restituisca all’arte il suo valore.

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