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domenica, 29 Gennaio 2023

Sindrome di Stoccolma: un particolare stato psicologico

La Sindrome di Stoccolma prende il nome da un caso che ha avuto luogo nella capitale svedese negli anni '70. Questa dipendenza psicologica è stata approfondita dallo psichiatra e criminologo Ochberg.

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Con il termine di sindrome di Stoccolma indichiamo una situazione nella quale un prigioniero manifesta simpatia e attaccamento verso il suo rapitore.

Questo particolare stato psicologico può riguardare le vittime di un sequestro o di un abuso perpetrato nel tempo. In questa situazione la vittima, in maniera  paradossale, sviluppa sentimenti positivi nei confronti del proprio carceriere, che vanno dalla solidarietà all’innamoramento.

Le caratteristiche della sindrome di Stoccolma

Tale situazione si innesca a causa di un particolare meccanismo psicologico: nel momento in cui un ostaggio pensa di essere vicino alla morte, vive uno stato di infantilizzazione. Proprio come un bambino, non può compiere alcune azioni senza permesso, così la vittima necessita dell’approvazione del carnefice. Questa tesi è supportata dallo psichiatra, nonché esperto di traumi, Frank Ochberg, che ha definito il fenomeno.

L’esperto si è pronunciato su questo particolare fenomeno e ha dichiarato: “In questa fase estrema, qualunque concessione da parte di chi lo minaccia suscita enorme gratitudine; al punto che alla fine, negando a se stesso la verità, il prigioniero pensa di dovere a un criminale la sua stessa vita”.

Jan-Erik Olsson fece irruzione in una banca armato di pistola e prese in ostaggio quattro impiegati. Il criminale li trattenne per ben sei giorni, dopodiché si arrese. Al momento della liberazione, gli ostaggi lo abbracciarono supplicando la polizia di non arrestarlo.

Il caso di Patty Hearts

L’espressione si diffuse ulteriormente nel 1974, quando la 19enne Patty Hearts, ricca ereditiera, fu rapita da un gruppo combattente di sinistra.

A distanza di due mesi dal rapimento, Patty fece sapere di essersi unita allo SLA e di aver assunto lo pseudonimo di “Tania”, nome della compagna di Che Guevara. Successivamente, Patty Hearts si rese responsabile di diversi crimini, tra i quali una rapina a mano armata, su richiesta dell’associazione che l’aveva plagiata.

Nel giro di qualche mese, fu arrestata dagli agenti dell’FBI; in quel frangente la difesa della donna fece riferimento alla sindrome di Stoccolma, una vero e proprio annientamento della volontà individuale.

La Hearts fu condannata a 35 anni di reclusione, poi ridotti a sette. Bill Clinton, il presidente americano in carica in quel periodo, le concesse la grazia.

Un caso che rappresenta in maniera chiara ed emblematica lo stato psicologico presente nella sindrome di Stoccolma.

 

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