La sindrome di down e altri problemi invalidanti, sono spesso associati al concetto di diversità. Oggigiorno il tema è trattato con educazione e rispetto (ovviamente non mancano i casi di discriminazione) e sono diverse le associazioni che si occupano di preservare la sensibilità di chi ne è affetto e di far sì che possa affermarsi all’interno della società come persona, al di là di tutto.
In base a quanto detto, si può dire che nel rapporto con la disabilità e la diversità, l’Italia stia migliorando.
Tema controverso anche in passato, quando la mentalità non era di certo paragonabile a quella attuale e determinate malattie si faceva fatica a comprenderle.
“Per me questa bambina è una grazia, è la mia gioia, mi aiuta a guardare al di là di tutte le vittorie e le sconfitte e a guardare sempre in alto”, una frase colma d’affetto pronunciata non da un uomo qualunque, bensì dal Generale de Gaulle, dedicata a sua figlia, affetta dalla sindrome di down.
Anne de Gaulle nacque il 1° gennaio 1928, ultima di tre figli, amatissima dai genitori e soprattutto dal papà che trascorreva tantissimo tempo con lei.
A pochi mesi dalla nascita fu chiara la sua disabilità. In quel periodo i bambini disabili erano tenuti nascosti o addirittura allontanati dalle famiglie.
La bambina era affetta da trisomia 21, all’epoca ancora non identificata. Nonostante la malattia, il celebre generale Charles e sua moglie Yvonne si rifiutarono di “rinchiudere” la figlia in strutture protette.
Una decisione sicuramente difficile ma che a distanza di tempo fa ancora parlare di sé. I genitori della bambina non erano affatto imbarazzati dalla malattia di cui era affetta Anne, anzi: crearono un ambiente confortevole nel quale la piccola potesse crescere serenamente, senza sentirsi diversa. L’alto ufficiale francese era solito giocare con la bambina, cantarle canzoncine e raccontarle filastrocche.
Erano gli anni della Seconda Guerra mondiale e difatti, a partire dal 1939 i nazisti cominciarono ad eliminare chiunque fosse considerato diverso e dunque anche i bambini come Anne. Fu a quel punto che la moglie del generale, Yvonne riuscì a scappare con Anne, mettendosi in salvo.
De Gaulle era consapevole del modo in cui i nazisti trattavano i bambini come Anne e fu proprio questo ad alimentare il suo rifiuto di arrendersi ai nazisti. Il suo “atto di resistenza” era un modo per “salvaguardare la figlia indifesa da coloro che la vedevano come disumana”.
La giovane morì di polmonite, a vent’anni, tra le braccia del padre, fortemente segnato da quella perdita. L’uomo ne fu così profondamente colpito che decise di scrivere nel suo testamento, la volontà di essere sepolto insieme a lei.
Il ricordo di Anne vive ancora attraverso la fondazione fondata da Charles e Yvonne per offrire alloggio e soccorso a ragazze con disabilità con difficoltà economiche.
Anne De Gaulle rappresenta ancora oggi un riferimento storico ma anche di forte impronta sociale, per tutto il mondo e non esclusivamente per la Francia. La ragazza, affetta dalla Sindrome di down ha dato una importante lezione di umanità, trasformando l’esistenza di chiunque, in primis quella del padre, descritto come un uomo cinico e presuntuoso, che però con la figlia assumeva un comportamento dolce e protettivo.
La ragazza, affetta da trisomia e morta all’età di 20 anni, occupava un posto molto speciale nel cuore di Charles de Gaulle.
È stata la sua forza, la sua gioia e la sua ispirazione nelle tante battaglie che il fondatore della Quinta Repubblica ha dovuto combattere.
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