SI al referendum: considerazioni e un po’ di storia Epoche passate ci raccontano di visioni diverse rispetto alla nostra struttura parlamentare. Oggi avviene un grande cambiamento! Dettato dalla voglia di un nuovo e più leggero sistema o da un'istintiva e poco coscienziosa protesta popolare?

Sì al referendum

Con i risultati del referendum costituzionale del 20 e 21 settembre 2020 viene scritta una pagina della storia delle istituzioni italiane. I cittadini che hanno esercitato il proprio diritto di voto hanno scelto di ridurre il numero dei parlamentari definitivamente, dopo anni ed epoche in cui la struttura di Camera e Senato è stata molteplici volte centro di dibattiti politici di diverso livello.

I dati affermano che il 68,64% dei votanti si sia mostrato favorevole rispetto al tanto discusso quesito, portando i deputati a 400 e il numero dei senatori pari a 200. Tanto discusso poiché molte sono state in questi giorni le constatazioni rispetto al modo in cui fossa stata posta anche la stessa domanda, per esempio.

Secondo alcuni la proposta di taglio ai parlamentari pare abbia avuto una forte accezione populista. D’altronde si potrebbe anche dire che certamente l’intenzione di chi era favorevole al referendum e al sì, era quella di prendere gli italiani un po’ alla sprovvista in qualche modo, mettendoli dinanzi ad una questione particolarmente sentita nella percezione comune, più volte discussa durante la vita della Repubblica e anche altamente delicata, in un momento in cui non c’è stato tutto questo spazio per riflettere su quale fosse la visione dietro una riforma di tale importanza.

Meno parlamentari in un paese in cui la politica manifesta una volta in un modo e una volta in un altro così facilmente la sua instabilità? Certo! Meno parlamentari in un paese in cui da sempre si dice che vengano pagati troppo? Assolutamente. Ma quanto c’è stato il tempo di riflettere, anche per chi sia meno avvezzo a questioni istituzionali come queste, se meno parlamentari in un paese così pieno di anime ed instabile come l’Italia, non potessero agevolare solo una minore possibilità di discussione, tra queste stesse anime?

Identità che se pur contribuiscano a rendere ostili gli equilibri nazionali, rappresentano pur sempre i cittadini che in questa dimensione politico sociale non hanno trovato qualcosa che possa rappresentarli in maniera assoluta, perché essi stessi fanno parte di sfumature più grandi, incontenibili in quelle che potrebbero essere definite in senso ampio “visioni di partito”.

Un numero minore di voci da coordinare potrebbe far sì che decisioni importanti vengano prese in meno tempo, ma in una realtà così poliedrica vige il rischio che la maggiore praticità con la quale potrebbero essere prese delle decisioni, sia anche associata ad una meno attenta considerazione delle parti in gioco, che in un momento storico più che in un altro possano rappresentare le minoranze. Dinamica che tra l’altro potrebbe vedere alternarsi giochi di forza, imboccare strade una volta prettamente in un senso, una volta in un altro, o peggio ancora in una sola direzione.

Resta che si tratta di una modifica che l’Italia attendeva ormai già da un po’ di tempo e forse la verità più ingombrante è che aveva bisogno di cominciare a credere possibile un cambiamento di una tale rilevanza ed impatto. Come per cominciare ad assaporare qualcosa di nuovo contro qualcosa di obsoleto.

Non è la prima volta, infatti, che la nazione si affaccia ad una rivalutazione del numero di componenti di Camera e Senato. Più volte in passato è stato messo in discussone addirittura proprio il sistema bicamerale che ne tiene la struttura.

Per rinfrescare la memoria dopo il sì al referendum

Quando la Repubblica è nata non era previsto un numero preciso per i componenti delle due Camere, ma che vi fosse un deputato ogni 80 000 abitanti o per frazione superiore a 40 000. Per ogni regione vi doveva essere un senatore invece ogni 200 000 abitanti o per frazione superiore a 100 000, con un minimo di 6 senatori per ogni regione e massimo un solo senatore per la Valle d’Aosta. La prima legislatura aveva 572 deputati e 237 senatori; la seconda 590 deputati e 237 senatori; la terza 596 deputati e 246 senatori. Con la legge costituzionale n. 2 del 1963 vennero modificati gli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione, fissando il numero dei deputati a 630 e quello dei senatori a 315, equiparando la durata delle Camere a 5 anni (prima quella del Senato aveva una durata di 6 anni).

Rivalutazioni nel tempo della struttura del parlamento

Nella XIII legislatura la commissione bicamerale presentò un progetto di legge che avrebbe abbassato il numero dei parlamentari, per la Camera tra i 400 e i 500 e per il Senato a 200, ma non andò mai in porto.

Un altro progetto di revisione costituzionale fu varato nella XIV legislatura durante il Governo Berlusconi III e prevedeva una diminuzione di deputati e senatori rispettivamente fino a 518 e 252, ma la proposta venne bocciata una volta che i cittadini si espressero contrari al referendum costituzionale del 2006 con il 61,29% degli elettori.

Fu fatto un altro tentativo poi nella XV legislatura quando fu presentata la Luciano Violante una bozza di legge che avrebbe portato i deputati a 512 e i senatori a 186. La stessa non ebbe il tempo di essere eventualmente approvata a causa della fine anticipata della legislatura.

Ancora, nel 2012, venne approvata in prima battuta al Senato una riforma che diminuiva i parlamentari da 950 a 758 (508 e 250), interrotta anche in questo caso dalla chiusura della legislatura. Col governo Letta venne poi ipotizzata una diminuzione dei parlamentari (450 e 200).

La più recente idea di riforma del parlamento riguarda la riforma costituzionale Renzi-Boschi, che ridefiniva il ruolo del Senato e il numero degli stessi senatori a 95, mentre non era prevista nessuna modifica per la Camera dei deputati. Anche in questa occasione di appena quattro anni fa ebbe luogo un referendum costituzionale, al quale gli elettori si espressero con voto contrario per il 59,12%.

A distanza di pochi anni dunque gli italiani hanno maturato una solida convinzione rispetto ai vantaggi che si potrebbero avere a governare con un parlamento più snello, che si spera a questo punto dia i frutti di tanta fiducia. Intanto soltanto il tempo potrà restituire un vero quadro di quello che sarà il Paese nei prossimi anni in tal senso, mentre lo si attende e magari lo si prova ad ascoltare con attenzione.

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1996 - Laureata e specializzanda in scienze politiche. Da sempre appassionata di scrittura nella sua potenzialità di condividere e trasferire sottili intuizioni e prospettive, o irripetibili combinazioni dell'essere. Fermare la "visione" significa assistere l'evoluzione, e m'illumina d'immenso!

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