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domenica, 5 Febbraio 2023

Sesso e adolescenti: tabù e pericoli

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Claudia Camillo
Collaboratore XXI Secolo.

L’adolescenza è il periodo più breve e intenso della vita, temuto dai genitori quanto atteso dai bambini che, dimenticate bambole e automobiline, non vedono l’ora di diventare grandi. Secondo recenti indagini, i ragazzini italiani sarebbero sempre più trasgressivi e incauti, lasciati a sbrigarsela da soli nelle ‘faccende’ sessuali, dal momento che pochissime scuole si occupano di fornire un’educazione adeguata e ancora troppe famiglie considerano questo argomento un tabù.

Secondo un’indagine dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute dell’Infanzia e dell’Adolescenza, condotta nel 2013 tra 1.400 giovani di sette scuole diverse, ben il 19% ha avuto il primo rapporto sessuale prima dei 14 anni. Il valore risulta sballato se confrontato con un’indagine avanzata l’anno precedente dalla SIGO, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, nella quale è emerso che su 309 ragazzini nella fascia di età compresa tra i 12 e i 14 anni, il 18,9% dei maschi e il 14,8% delle femmine credevano fosse più ragionevole avere il primo rapporto sessuale dopo i 14 anni.

La conoscenza e l’educazione sessuale dovrebbero essere introdotte all’interno delle scuole e degli istituti italiani per andare a compensare la tendenza all’esasperazione di questi ragazzi che, non avendo avuto alcuna direttiva al riguardo, né da insegnanti né da genitori, potrebbero non solo avere avventure spiacevoli da ricordare, ma addirittura andare incontro a malattie e gravidanze indesiderate. I dati ISTAT relativi al 2007 parlano chiaro: ci sono stati negli ultimi anni ben 273 interruzioni volontarie di gravidanza al di sotto dei 14 anni e poco più di 10mila in gruppi di ragazze tra i 15 e i 18 anni.

Quello della contraccezione, attualmente poco praticata tra i giovani, se non addirittura nulla, è un problema molto grave, che va affrontato quanto prima: non solo gravidanze indesiderate tra i rischi dunque, ma anche e soprattutto malattie sessualmente trasmissibili, la cui incidenza, per il 33% dei giovanissimi, non viene proprio presa in considerazione, e i numeri sarebbero in continua crescita.

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