Serie A, le sorti del campionato tra attesa e incertezza Gli organi competenti prendono tempo sul da farsi in attesa di un miglioramento dell'emergenza sanitaria

Che ne sarà del campionato di Serie A? È questa la domanda più ricorrente tra gli amanti del calcio. Ad oggi è difficile dare una risposta e stabilire una data per ricominciare a giocare.

I dati su contagi e decessi emanati quotidianamente dalla protezione civile non sono ancora confortanti. Tutto ciò va ad allungare i tempi di un’eventuale possibilità di portare a termine la massima competizione nazionale calcistica.

A tal proposito si è espresso il Ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, giudicando ottimistica l’ipotesi di tornare in campo la prima settimana di maggio. Se ciò dovesse avvenire, ha dichiarato, sarebbe comunque a porte chiuse.

Sull’argomento si è espresso anche il presidente della FIGC, Gabriele Gravina: “La priorità è portare a termine la stagione 2019/2020, stando attenti a non compromettere quella successiva. La data ideale per la fine del campionato sarebbe il 30 luglio”. Parole che hanno suscitato qualche critica in quanto, finendo la stagione nella data indicata, si andrebbero effettivamente a creare delle difficoltà per la stagione 2020/2021. Salterebbe il mese di luglio, notoriamente dedicato alla preparazione e programmazione. In più, dopo qualche settimana, dovrebbe subito cominciare il nuovo campionato, in modo da terminare a maggio 2021 e consentire ai calciatori di unirsi alle varie nazionali per partecipare all’Europeo (spostato appunto nell’estate 2021).

Ovviamente il tutto dipende dall’evoluzione del virus, ma, in linea di massima, se per maggio non dovesse ripartire la Serie A, molto probabilmente la competizione non sarà completata.

A quel punto cosa succederà? Anche qui risulta complicato rispondere, ma le soluzioni non sono tante: cristallizzazione della classifica nel momento in cui le squadra avevano lo stesso numero di partite giocate, oppure annullamento totale del campionato.

La seconda ipotesi, quella più estremista, piace meno agli sportivi. Il primo sembra proprio Gravina, che non contempla minimamente uno scenario del genere. Mentre invece l’opzione della cristallizzazione sembrerebbe il male minore qualora non dovessero esserci le condizioni per tornare in campo.

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