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Second hand, abiti di seconda mano ritornano in auge

La second hand economy in Italia è parte integrante del modus di fare shopping. Per fortuna la moda 2020 ha dato un sacco di libertà ed ha  fatto riscoprire la gioia del recupero e delle ri-scoperte di piccoli grandi tesori sepolti nell’armadio. E vestiti che oggi forse non rispecchiano il quotidiano vivere comune. E così ecco una exit strategy: perché non mettere gli abiti in disuso in circolo grazie ai siti per vendere online moda per poi comprare pezzi utili.

Dal 2015 ad oggi si sono sviluppati e-commerce di moda di seconda mano, per vendere la pelliccia usata, recuperare pezzi cult della moda anni 2000 o programmare i prossimi look delle feste con vestiti rossi eleganti paillettes second hand. Dove il focus vale molto di più del ricambio dell’armadio: è una vera propria filosofia di vita allineata con i principi di sostenibilità e circolarità.

Cresce il mercato della moda usata e vintage. Crescono le piattaforme dedicate su cui fare shopping, ma anche vendere ciò che non mettiamo più.  Con l’intento di contribuire a diffondere la moda circolare in tutta Europa, uno dei siti più famosi di second hand è Vinted una nuova piattaforma e app per vendere sia vestiti usati che accessori pre-loved e fare così tantissimo decluttering, significato di creare spazio nell’armadio per accogliere nuove chicche di tendenza.

Poi  Armadio Verde, e ancora Deepop e altri siti ormai il second hand o vintage sta spopolando. Il processo s’inserisce trasversalmente nel fenomeno del grande ritorno del vintage, un mercato che, secondo le stime vale al momento miliardi di dollari ed è destinato a crescere. Entrambi rispondono alle caratteristiche di sostenibilità, economia circolare e unicità che i consumatori cercano oggi. L’upcycling aggiunge un twist creativo che fa di quel capo un pezzo da collezione, e probabilmente anche un buon investimento.

Ma il riferimento rimane la legge anti-spreco francese, che dal 2022 vieterà ai brand di moda di distruggere i prodotti invenduti obbligando i produttori, gli importatori e i distributori di nuovi prodotti a riutilizzarli, donandoli a società socialmente responsabili o dando loro una seconda vita.