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martedì, 25 Gennaio 2022

Scoprendo Napoli: il Maschio Angioino

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Marco Tancredi
Collaboratore XXI Secolo. Nasce a Potenza il 23/07/1986. Formatosi dapprima a Potenza, decide di intraprendere gli studi universitari presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, dove, a conclusione dell'intero ciclo di studi ottiene il titolo di Dottore Magistrale in Politiche Sociali e del Territorio con il massimo dei voti dopo aver discusso una tesi sulla marginalità urbana e sociale con riferimento alle persone trans.

Anche oggi andiamo alla scoperta di Napoli e della sua storia. Dopo aver conosciuto meglio il Castel Dell’Ovo e Palazzo Donn’Anna, oggi ci avviciniamo a un altro pilastro della città di Partenope: il Maschio Angioino.

Imponente e caratteristico castello, la costruzione del Maschio Angioino è iniziata sotto il regno di Carlo I d’Angiò nel 1279 dal il progetto stilato dall’architetto francese Pierre de Chaule, che per la sua posizione strategica costituì non solo una residenza reale, bensì anche una vera e propria fortezza.

Il monumento presenta una pianta trapezoidale formata da una cortina di tufo in cui si inseriscono cinque torri cilindriche (di cui quattro di piperno ed una di tufo) poggianti su un basamento in cui si aprono dei cammini di ronda. L’area del cortile, che ricalca quella angioina, è formata da elementi catalani come il porticato ad arcate ribassate e la scala esterna in piperno, opera dell’architetto Guglielmo Sagrera, che conduce alla Sala dei Baroni e conferisce a questo angolo della corte il caratteristico aspetto dei patii spagnoli.

In principio, però, non si chiamava ‘Maschio Angioino’ bensì ‘Castrum Novum’. Questo perchè lo si voleva differenziare dagli altri castelli più antichi.

Sotto il regno di Roberto d’Angiò il Castello divenne un centro di cultura nel quale soggiornavano artisti, medici e letterati fra cui Giotto, Boccaccio e Petrarca. In seguito agli angioini furono gli Aragonesi a prendere il controllo e che, con Alfonso I, fissò la sua dimora reale in Castel Nuovo iniziandone i lavori di ricostruzione e facendo innalzare all’esterno, fra la Torre di Mezzo e quella di Guardia, il grandioso Arco di Trionfo per celebrare il suo vittorioso ingresso nella città di Napoli. La struttura della costruzione aragonese risulta senz’altro più massiccia rispetto a quella angioina e rispecchia abbastanza fedelmente quella attuale, anche grazie ai lavori di risanamento svoltisi nei primi anni di questo secolo.

Foto: Marco Tancredi

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