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La sconfitta ammazza-stima.

Sette gol subiti in una partita importante, come può essere una sfida in Champions lasciano quasi sempre il segno. Ne sa qualcosa la Roma di Rudy Garcia, edizione 2014-15 che nell’ottobre di quella stagione, perse in casa per 7-1 con il Bayern di Robben e Ribery, minando l’autostima giallorossa, pasciuta quell’anno con ambizioni scudetto, dopo l’ottimo primo anno del coach francese, di origine andalusa, nella città “de Romolo”. Quell’anno la “magica” finì terza dietro Juventus e Napoli in una stagione senza infamia e senza lode nella quale lo spettro di quella partita fu sempre presente. Lo stesso smacco lo ha subito una squadra inglese, sempre tra le mura amiche, sempre con sette gol subiti (2-7) e sempre dai tedeschi de Bayern che nell’ultima giornata di Coppa Campioni ha inflitto una dura lezione al Tottenham di Mauricio Pochettino che da fenomeno, come può sempre accadere nel calcio, e passato ad essere considerato un somaro a rischio esonero. Eppure, l’allenatore argentino ha firmato per gli “hotspurs”, appena alcuni mesi fa, un’impresa ciclopica conquistando la finale di Champions, toccando vette mai raggiunte dal glorioso team d’oltremanica.  Come si spiega una “debacle” così vistosa, visto che pure nella Premier i “bianchi” hanno già perso tre volte -l’ultima per 3-0 in casa del Brighton- e veleggiano a metà classifica a tredici punti di distacco dalla vetta? Il sospetto è che il meraviglioso “sforzo” europeo compiuto dai giocatori sia stato il canto del cigno del connubio tra loro e il tecnico che, nell’immediata vigilia della finale, esternò propositi di separazione, in caso di trionfo. Sembrava una dismissione a tutti gli effetti; forse davvero troppo per i delicati equilibri di uno spogliatoio e dopo una gestione che va avanti dal 2014. Un rischio esonero dunque che pure la società vorrebbe scongiurare, visto lo stipendio di 15 milioni di euro netti che il mister percepisce e che intascherebbe comunque in caso di allontanamento. Non giocano a favore e non appaiono costruttivi, nemmeno i nuovi metodi di allenamento; non prevedono la presenza di Pochettino in campo ma dietro i monitor di una telecamera, stile Grande Fratello, in appartata sede, con tutte le inquietanti elucubrazioni che porterebbe tra i calciatori, senza il contatto live, da sempre il segreto di un proficuo lavoro di equipe. Una situazione non facile da gestire, per la società, figlia della maledizione sconquassante di una sconfitta con sette gol subiti.