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martedì, 31 Gennaio 2023

Scomparsa celebre per l’antropologia: morta Ida Magli

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La sua morte lascia un vuoto nel mondo dell’antropologia culturale e della filosofia italiana. “L’uomo cerca di conoscere sempre meglio le leggi della natura e tutto quello che fa non è mai contro, anche quando si parla della vittoria dell’uomo sulla natura”. Le parole Ida Magli che riassumono l’obiettivo della vita di ogni uomo. Lei quelle leggi le ha conosciute e ora si è spenta all’età di 90 anni.

La sua vita culturale comincia con la musica. Diplomata nel Conservatorio di Santa Cecilia, in pianoforte, si è laureata in Filosofia con una specializzazione in psicologia medica sperimentale all’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi sperimentale sul linguaggio radiofonico.

Ida Magli è stata la prima ad applicare il metodo antropologico per analizzare la società europea e in particolare quella italiana, dall’antichità al medioevo fino a quella dei giorni nostri, con gli stessi strumenti adoperati dall’antropologia per le società “primitive”. La Magli però va ricordata anche come forte polemista nei confronti dell’Unione europea.

Fin dal 1994 ha sostenuto tesi contrarie all’unificazione europea e cerco, inutilmente, di convincere la politica a desistere da quello, da lei considerato, un progetto fallimentare. E su questo fronte le sue parole sono risultate profetiche: “L’Italia è perduta, l’Europa, con tutta la sua storia, la sua cultura, il suo pensiero, i suoi poeti, i suoi scrittori, la sua arte, la sua musica, i suoi figli. Sono perdute perché questa era la meta che si erano prefissi coloro che hanno progettato l’Unione europea. Distruggere l’Occidente (la cultura occidentale è quella dell’Europa d’Occidente) affinché si realizzasse sulla nostra terra lo scontro, e la vittoria dell’Oriente musulmano contro l’America”, scriveva nel 2006. Parole che lette in questo momento risultano altamente profetiche.

Critica la sua opinione anche sull’islam: “Dobbiamo limitare l’ingresso in Italia ai musulmani, oppure l’Italia sarà perduta. Dobbiamo difendere la nostra libertà di pensiero, le conquiste delle donne, dobbiamo ricordare la fatica che abbiamo fatto per difendere i nostri diritti: ma come, abbiamo appena cominciato ad emanciparci dai nostri veli, dalle nostre velette, e ammettiamo che si torni indietro di secoli, affermò qualche tempo fa”.

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