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mercoledì, 6 Luglio 2022

Sciopero dei call center: in migliaia per le strade di Roma

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Oggi, mercoledì 4 giugno, è stato indetto lo sciopero degli operatori di call center. Saranno migliaia i lavoratori che a Roma incroceranno le braccia per chiedere il rilancio del settore, dove lavorano circa 80mila persone. A organizzare lo sciopero sono stati i sindacati di settore Slc-Cgil Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. I manifestanti si ritroveranno alle 9:30 in piazza della Repubblica; da lì partirà il corteo che dopo aver toccato vari punti strategici della città confluirà in piazza Santi Apostoli attorno alle 12:30.

Il settore dei call center è reduce da una lunga stagione di crisi e vertenze. L’obiettivo dei sindacati, e di conseguenza il motivo dello sciopero, è quello di migliorare le condizioni di chi vi lavora, perché il lavoro c’è ma è pagato sempre meno. Secondo le organizzazioni sindacali, l’Italia dovrebbe riconoscere i meriti di quelle aziende che lavorano in maniera seria, con tutte le carte in regola. E si dovrebbe soprattutto evitare la delocalizzazione delle attività nei Paesi extra Unione Europea, allineandosi così alla direttiva 2001/23/CE a tutela dei lavoratori.

Come spiega Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, il ‘dumping’ (nel linguaggio economico, la vendita all’estero di una merce a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato interno – ndr) con le società estere è molto forte. Secondo Azzola “occorre tenere presente che all’estero ci sono colossi da 100-200 mila persone che gestiscono società che si occupano sia di outbound che di inbound. E che hanno tarato le loro strategie aziendali sull’efficienza e sull’economia di scala. In Italia, invece, abbiamo 2.270 aziende: di queste solo 10 sono medio – grandi. Le altre sono realtà piccole se non polverizzate. Per questo molti imprenditori del settore, in una qualche maniera, hanno appoggiato questa protesta: perché noi vogliamo garantire anche alle nostre aziende la sopravvivenza”.

Riferendosi alla protesta giornaliera, Azzola specifica che “un tempo era considerato un lavoro per giovanissimi ma oggi i call center sono piedi di 35-40enni. Oggi migliaia di persone, non solo ragazzi, che lavorano nei call center gestiti in esternalizzazione, sfileranno a Roma per chiedere il miglioramento delle condizioni di lavoro. Nei call center lavora una generazione che quando è entrata, circa 10 anni fa, era appena laureata o giovanissima. Adesso si tratta di persone di 35-40 anni, spesso sposate e con famiglia, per le quali il lavoro nel call center da ‘lavoretto’ è diventato negli anni un lavoro vero e, spesso, l’unica fonte di sostentamento”.

Secondo Massimo Taglialatela, segretario generale Uilcom Campania, “se non si trovano in fretta soluzioni alla crisi dei call center, il Paese potrebbe ritrovarsi entro la fine del 2014 con decine di migliaia di disoccupati. In Campania ci sono sedi strategiche di importanti aziende del settore come Almaviva Contact, Visiant, Assist, ComData e Gepin Contact, che negli anni passati hanno beneficiato prima della circolare Damiano, stabilizzando migliaia di lavoratori a progetto, e poi del Piano lavoro dell’assessore Nappi. Pensare che questi lavoratori – conclude Taglialatela – possano, dall’oggi al domani, ritrovarsi senza lavoro è una prospettiva che ci spaventa come sindacato e che tutti, istituzioni e parti sociali, dobbiamo scongiurare con ogni mezzo”.

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