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mercoledì, 5 Ottobre 2022

Scienza: smartphone come l’oppio

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Nel 1848 il filosofo Karl Marx tuonava contro la religione definendola “l‘oppio dei popoli“. Analoghe considerazioni ritroviamo in moltissimi intellettuali, come Pier Paolo Pasolini, inerenti a temi quali il rapporto dell’uomo nella società omologata nel sapere e nella cultura.

Ma oggi, nel XXI secolo, l’orizzonte si sposta ancora una volta toccando quello che è divenuto negli anni, anche grazie ai vistosi passi in avanti della tecnologia, il nostro contenitore di segreti, appuntamenti e scadenze, lo smartphone.

Dagli ultimi studi condotti, proprio la rapida “socializzazione” della telefonia mobile è il motore che trasforma questo strumento di comunicazione simile ad una droga e capace di recare stati simili a quelli scaturiti dalla tossicodipendenza.

Secondo lo studio condotto dalla NeuroRegulation, laboratorio della University of San Francisco, gli Smartphone sono capaci di generare attraverso la ricezione del nostro cervello delle notifiche, una rete di collegamenti tra particelle neurologiche analoghe a quelli istaurati dai farmaci e dagli oppiaci, giocando anche sul fattore neuronale della dopamina, una sostanza che genera il nostro cervello soprattutto quando si prova piacere.

La dopamina infatti è tipicamente generata dalle sostanze stupefacenti pesanti, come eroina e cocaina.

Su 135 casi esaminati, la ricerca ha ricavato che i pazienti con maggior tempo e maggior vicinanza allo smartphone erano, viceversa dediti a stati quali isolamento, parla poco e soggetto maggiormente a problematiche quali depressione e stati d’ansia.

I ricercatori hanno puntato il dito soprattutto contro la notifica, evidenziandola come primo germe della suddetta “dipendenza da smartphone” e conseguente condizionamento comportamentale dovuto proprio al diventare succube quasi del proprio cellulare, in attesa che vibri o si illumini.

Infatti osservando i 135 casi è stato rilevato che tutti, in un modo o nell’altro, tra varie azioni che compivano durante lo studio, tendevano ad osservare lo schermo dei loro smartphone per controllare le eventuali notifiche.

Già negli scorsi anni il medesimo laboratorio aveva messo all’erta gli acquirenti di smartphone a non adoperarlo troppo vicino al letto, in quanto poteva influire anche sui comportamenti notturni della persona con insonnia, maggior stress e patologie analoghe.

 

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