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domenica, 2 Ottobre 2022

Scienza, la Fake News è anche pigrizia

La Fake News sfrutterebbe la medesima pigrizia mentale che il nostro cervello adopera per muovere in modo veloce le informazioni e situazioni di pericolo

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Le Fake News costituiscono una delle piaghe della libera informazione a cui spesso le stesse istituzioni hanno cercato di arginare tale fenomeno, insieme, come spesso accade, la speculazione presente dietro.

Ma cosa porta un normale lettore ad incappare in una fake news ed aprirla?

Tra le principali cause adoperate per la comprensione di come una fake news possa risaltare all’attenzione di un lettore o utente, in quanto il web e i social costituiscono il principale canale per la diffusione, è stata spesso proposto il movente della cultura, intesa come nostro mondo soggettivo, ma anche come pregiudizio, il quale tende a virare verso cose cui sentiamo nostro.

Ma, oggi, la scienza ha smentito il trittico presente nel rapporto inclinazione-cultura-fake news.

Il MIT Sloan School of Management e la University of Regina Hill-Levene, degli Stati Uniti, sarebbero arrivati a scovare il movente per cui l’uomo incapperebbe facilmente nelle bufale mediatiche lanciate come notizia veritiera.

Secondo gli scienziati statunitensi, il fattore che porta l’uomo alla fake news, sarebbe una sorta di pigrizia mentale, onnipresente nel cervello umano, che impedisce al cervello di avvalersi delle proprie facoltà cognitive e mentali per scendere in profondità e indagare sulla notizia.

Gli scienziati hanno posto sotto la lente 3000 persone al CRT(Cognitive Reflection Test) allo scopo di rilevare le reazioni di costoro su alcuni argomenti; prima hanno discusso con le cavie ed in seguito sono state mostrate loro delle notizie tramite i social, in base ai loro orientamenti politici ed ai loro pregiudizi.

Le notizie mostrate, una fake news ed una notizia ufficiale, sono state poste sullo stesso piano dalla maggior parte delle persone esaminate al CRT.

Da ciò si evince che l’uomo, anzi il cervello umano è tendente all’economia delle cose, soprattutto dinanzi a situazioni in cui avverte sentimenti e sensazioni di pericolo e paura, ma per aver un’immagine pratica ciò si evince dai sistemi di abbreviazioni presenti per sigle e sms, ma anche in passato, se si pensa al metodo di abbreviazioni usato da Tirone, da cui nascerà la tachigrafia.

Un analogo procedimento avviene con le fake news.

Infatti la bufala diventa la via più breve, anche se errata, all’informazione grazie allo sfruttamento da parte delle facoltà celebrali di fruttare la velocità del pensiero, entro cui è sita una “pigrizia” che spinge l’uomo ad accettare il semplicismo delle cose, e quindi a dar presta credibilità al pregiudizio e allo stereotipo.

 

 

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