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mercoledì, 1 Febbraio 2023

Santo Stefano: la tradizione a tavola

Un momento di condivisione e gusto, in cui ci si ritrova tutti insieme, gustando prelibatezze dietro cui si celano storie e leggende di tutto rispetto.

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Il menu di Santo Stefano, è sempre ricco e sostanzioso e così come per le altre festività partenopee, ha inizio con l’antipasto e termina con i dolci, che non possono mai mancare.

L’intento è quello di “tenersi leggeri”, ma in realtà così non è…

Solitamente il pranzo di Santo Stefano si basa sugli avanzi dei giorni precedenti, ma alcune pietanze sono tipiche di questo giorno di festa e i commensali non riescono a farne a meno.

Quello del 26 dicembre dovrebbe essere un pranzo leggero, ma in realtà non è così e soprattutto il fatto che esso sia meno cospicuo rispetto a quello dei giorni precedenti, non significa dover rinunciare al gusto.

Chi preferisce un menù leggero, ma allo stesso tempo gustoso, punta a ricette classiche come brodi, zuppe e minestre. 

A Napoli si preparano tortelli in brodo di gallina o brodo di pollo. Immancabili sono le famose polpettine di carne; l’impasto è quello delle polpette tradizionali ma vengono cotte nel brodo. 

L’usanza di mangiare brodo di pollo o di gallina a Santo Stefano, ha origini antiche. Soprattutto in Campania, il giorno di Natale si preferisce mangiare meno e soprattutto nelle zone di campagna i contadini erano soliti mettere da parte la gallina migliore o il pollo più grande, per mangiarlo durante le festività e condividerlo con amici e parenti durante pranzi e cene. 

Oltre alla carne, all’interno del brodo si usa aggiungere verdure di vario tipo, tra le quali: borragine, cicoria, scarola, che renderanno il brodo ancor più buono.

La ricetta dei tortellini in brodo che le antiche massaie preparavano in casa, rigorosamente a mano, può essere “adattata” anche per coloro che non mangiano carne. In questo caso si può optare o per un brodo vegetale o scegliere altri primi piatti tipici della tradizione culinaria campana.

Un’altra ricetta sono i “manfredi con la ricotta”, che secondo quanto si narra, furono ideati nel 1250 per onorare il Re di Sicilia, Manfredi di Svevia, accolto nel Sannio con questa famosa pasta e il suo formaggio preferito, ovvero la ricotta. Conosciuto anche con il nome di ‘o piatto d”e feste, si prepara a Carnevale e Santo Stefano. 

Si tratta di un piatto molto semplice; i manfredi infatti, sono una tipologia di pasta molto conosciuta e particolare, conditi con passata di pomodoro, ricotta e parmigiano.

Una ricetta facile, che nel tempo ha subito delle modifiche, per intensificarne la bontà. La tradizionale passata di pomodoro spesso viene sostituita con il ragù napoletano. Ovviamente in questo caso il piatto non va bene qualora a tavola ci fossero commensali vegetariani.

I due piatti menzionati, sia i tortellini in brodo, sia i manfredi, dimostrando quanto nel corso del tempo anche il 26 dicembre sia diventato importante dal punto di vista culinario, per i napoletani.

Un momento di condivisione e gusto, in cui ci si ritrova tutti insieme, gustando prelibatezze dietro cui si celano storie e leggende di tutto rispetto, proprie della tradizione, alla quale si sa, i napoletani non possono non seguire.

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